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All’Aeroporto “Costa Smeralda” simulazione per testare il piano di emergenza

L’aeroporto Costa Smeralda di Olbia è stato teatro di una simulazione di pronto intervento organizzata dal 118, in collaborazione con Civilavia, Enav, Geasar, forze dell’ordine e vigili del fuoco. In notturna è stata organizzata la simulazione di un disastro aereo per testare la macchina dei soccorsi, ridurre i tempi dei vari interventi e migliorare il lavoro d’équipe. Per un’ora e mezzo, tanto è durata l’esercitazione, lo scalo di Olbia è rimasto chiuso al traffico. Nelle operazioni sono state coinvolte 13 ambulanze, di cui 3 medicalizzate e un mezzo speciale, provenienti da Olbia, San Teodoro, Tempio, Arzachena, Sassari, e un centinaio di persone tra medici, infermieri, autisti e “passeggeri” coordinato dal dottor Gianfranco Ganau, responsabile del servizio 118 della provincia.

Mobilitato l’intero reparto dei vigili del fuoco, il personale dello scalo e un gran numero di comparse truccate con le ferite più disparate. Gli osservatori del 118 hanno registrato tutti gli interventi. Tempi e modalità serviranno ad ottimizzare le procedure di intervento; i risultati della simulazione hanno comunque soddisfatto i responsabili dei vari settori. Questo lo scenario ipotizzato: un aereo in fase di atterraggio impatta con un velivolo entrato erroneamente in pista. Incendio, feriti, panico a bordo. La chiamata di soccorso è arrivata dopo la mezzanotte alla centrale operativa di Sassari. L’operazione è scattata con l’allarme che ha coinvolto per primi i vigili del fuoco di stanza in aeroporto. I mezzi antincendio, arrivati sul posto in appena un minuto e trentasette secondi, hanno circondato l’aeromobile. Gli uomini con le tute ignifughe sono entrati in azione con tre Dragon, altre apparecchiature di supporto, una scorta di trentamila litri d’acqua che può essere sparata insieme a schiuma e polvere fino a una distanza di ottanta metri, luci e scale di emergenza.

Dopo il via libera dei vigili del fuoco è potuto intervenire il personale del 118 e, nel giro di pochi minuti, sono arrivate tutte le autoambulanze. Per rendere ancora più attendibile la simulazione nessun soccorritore era stato messo al corrente di cosa avrebbe trovato sul luogo dell’incidente, a cominciare dal numero delle persone coinvolte nel disastro. Dopo il laconico allarme arrivato alla centrale operativa di Sassari, l’emergenza è stata gestita minuto per minuto. Il medico, arrivato per primo sul luogo del “disastro”, ha coordinato in una prima fase tutti gli uomini del 118. Dopo lo sbarco degli illesi, trasportati in una sala dell’aeroporto, i vigili del fuoco sono entrati nell’aeromobile. A bordo è salita un’equipe medica che ha esaminato i feriti, ad ognuno dei quali è stata applicata una targhetta di colore diverso a seconda del livello di gravità. Quelli che non erano in grado di camminare sono stati raggruppati a distanza di sicurezza dal velivolo e assistiti da una seconda équipe; è fondamentale, infatti, non disperdere i feriti. Un terza unità ha organizzato un nuovo punto di soccorso individuato nella sala mensa della caserma dei vigili del fuoco. Il piano d’emergenza degli aeroporti va testato una volta all’anno, secondo le direttive dell’organizzazione internazionale dell’aviazione civile. Mentre nella pista arrivavano i soccorsi, il perimetro dell’aeroporto era presidiato dalla polizia di frontiera impegnata anche nel mantenimento dei collegamenti con l’autorità giudiziaria.