Il diabete in Sardegna: drammatico primato
La giornata di studi dedicata al diabete in Sardegna ha riunito nella
Sala Convegni della Stazione Marittima alcuni tra i migliori specialisti
a livello regionale e nazionale. Le relazioni, tutte di grande valore
scientifico, sono servite a fare il punto sulla situazione di una malattia
in allarmante crescita e dai costi sociali elevatissimi. Il caso specifico
della Sardegna è stato definito “drammatico” dai
vari partecipanti al Convegno. Particolare attenzione merita quindi
la proposta di legge n°413 presentata in Consiglio regionale da
32 consiglieri appartenenti ai vari schieramenti politici, primo firmatario
l’olbiese Gianni Giovannelli. Ad illustrarla, nella sessione pomeridiana
dei lavori, è stato il presidente della 7° commissione Gianni
Locci che ha sottolineato gli obiettivi della legge finalizzati “alla
prevenzione, all’individuazione, al controllo e alla cura del
diabete attraverso programmi ed interventi che promuovano l’indipendenza,
la parità dei diritti e l’autosufficienza dei diabetici
di ogni età”.
La gravità del caso Sardegna, regione ad alta incidenza di diabete
di tipo 1, è stata efficacemente spiegata dal Dott.Marco Songini,
primario di diabetologia del “Brotzu” di Cagliari. Questa
è una breve sintesi del suo intervento: “Ogni anno in Sardegna,
si ammalano di diabete di tipo 1(insulino-dipendente) 200 giovani sardi
sotto i trent’anni. Sappiamo che questo dato è in aumento
e prevediamo il suo raddoppio nei prossimi anni. L’anomalia risiede
nel fatto che, nella nostra regione, la malattia mostra valori di incidenza
praticamente identici a quelli della Finlandia, con un triste primato
a livello mondiale. In entrambi i paesi, l'incidenza del diabete ha
presentato un costante e progressivo aumento, a partire dagli anni '60.
Una preoccupante crescita nel numero dei diabetici sardi si registra
anche nei casi di tipo 2 (dell’adulto e dell’obeso). Uno
dei paesi dove più drammatico è stato l’aumento
del diabete (sia di tipo 1 che di tipo 2) è l’America del
Nord. Qui, negli ultimi venti anni, la cosiddetta civilizzazione del
fast-food ha completamente stravolto le abitudini alimentari. Un’associazione
di cause per il dilagare di questa malattia è sicuramente l’aumentato
introito di prodotti ricchi di zucchero e grassi associato ad una riduzione
di esercizio fisico.
La ricerca, allo stato attuale, punta ad eliminare dall’ambiente
qualche fattore che si è modificato dagli anni della guerra in
poi facendo sì che i diabetici potenziali, geneticamente parlando,
si trasformino da potenziali in reali. Penso ad esempio al problema
del latte vaccino; in Sardegna fino alla seconda guerra mondiale, il
consumo di questo alimento era piuttosto limitato. Questo è un’ipotesi
che stiamo verificando. L’altra ipotesi, come ho già detto,
è relativa all’aumentato introito calorico; prima si mangiava
molto meno. Anche il fattore della consanguineità che, fino ad
un recente passato, ha caratterizzato il tessuto sociale dell’isola,
ha certamente contribuito ad aggravare la situazione. Le nuove frontiere,
per la cura del diabete, sono rappresentate dal pancreas artificiale,
le pompe portatili per l’insulina e i trapianti. I soggetti a
rischio per il diabete di tipo 1 (l’infanto-giovanile, che necessita
di insulina) sono quelli che hanno una storia familiare di diabete.
Mentre per il diabete di tipo 2, incidono negativamente la sedentarietà
e l’aumentato peso corporeo. In particolare la distribuzione del
tessuto adiposo sull’addome sembra svolgere un accentuato ruolo
di rischio”.
Il punto di vista del diabetico è stato rappresentato dal sig.Michele
Calvisi, presidente della A.D.M.S, associazione operante a livello regionale.
Nel suo intervento ha evidenziato le difficoltà incontrate dai
diabetici nella vita quotidiana e il livello totalmente inadeguato delle
strutture sanitarie. Gli aspetti sociali di questa malattia, soprattutto
quelli relativi all’inserimento del diabetico nel mondo produttivo,
sono stati trattati dal prof. Gianni Loy, docente di Diritto del Lavoro
all’Università di Cagliari. A titolo esemplificativo, egli
ha riferito che circa il 40% dei diabetici omettono di dichiararsi tali
per non pregiudicare l’esito del colloquio di assunzione. Durante
il Convegno importanti contributi sono arrivati anche dal Dott.Francesco
Sanciu, noto diabetologo olbiese, dal Dott.Fausto Zamboni, da altri
medici specialisti e da privati cittadini. Il Sindaco Settimo Nizzi
e il Sen.Pino Mulas hanno aperto i lavori, coordinati dal Dott. Francesco
Mastinu e dal Dott.Angelo Corda; le conclusioni sono state sviluppate
dal rag.Gianni Derosas e dall’on.le Gianni Giovannelli.