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La magia di “Porgy and Bess” nel Teatro di Porto Rotondo

Nel Teatro di Porto Rotondo la magia di “Porgy and Bess” , capolavoro di Gershwin, nella ormai celebre versione jazz di Gil Evans e Miles Davis “resuscitata” da Paolo Fresu, ha sedotto sia gli esperti che i neofiti. La manifestazione, organizzata da “Un Mondo di Eventi”, in collaborazione con il Consorzio di Porto Rotondo e il patrocinio del Comune di Olbia, ha portato sul palcoscenico i 23 elementi dell’Orchestra Jazz della Sardegna. A fine concerto abbiamo intervistato Paolo Fresu, che ci ha raccontato come si è arrivati a questa esecuzione integrale, unica al mondo:

“L’idea è stata di Marcello Piras, presidente della Sisma (Società Italiana Studi Musicologia Afroamericana). In occasione del Congresso annuale della Società ha deciso di realizzare un evento speciale: la ricostruzione di un’opera filologica di Miles Davis e Gil Evans, conosciuta da tutti, che però non era stata più riproposta perché la partitura era andata persa. Nel ’96 Piras ha chiesto a Gunther Schuller di trascriverla completamente dal disco inciso per la Columbia nel 1958 e a me di impersonare Miles Davis nella parte del protagonista. Ho accettato subito e ho proposto il progetto all’Orchestra Jazz della Sardegna; dopo aver studiato a lungo la partitura recuperata, l’abbiamo “resuscitata” per la prima volta nel 1998 al Festival Time in Jazz di Berchidda; poi abbiamo registrato la suite per tromba e orchestra jazz riproducendo le condizioni della seduta di incisione della Columbia.

Dopo varie ipotesi di produzione discografica, Porgy and Bess è diventato un Cd di importanza mondiale.” Il potere seduttivo di questo concerto sta nei tredici movimenti dove si incrociano e si esaltano gli accenti lirici, melanconici, drammatici dell’opera di Gershwin; le audaci invenzioni timbriche, la leggerezza, la profondità degli arrangiamenti di Gil Evans e l’impronta inconfondibile di Miles Davis. Paolo Fresu e l’Orchestra Jazz della Sardegna hanno ridato vita e splendore a uno dei capolavori mondiali del jazz. Il pubblico si è lasciato coinvolgere dall’assoluta maestria del trombettista sardo, sempre più ai vertici dell’olimpo musicale internazionale ( nel 1996 ha vinto a Parigi i prestigiosi premi ‘Bobby Jaspar’ dell’Académie du jazz e il “Django d’Or” come miglior musicista di jazz europeo, più una lunga serie di importanti riconoscimenti in tutto il mondo). Paolo Fresu ricorda volentieri i suoi inizi “a 11 anni suonavo la tromba nella Banda Musicale di Berchidda” e gli chiediamo il perché della sua postura così particolare, seduto, quasi raggomitolato sulla tromba. Ci spiega che “ non è una cosa studiata allo specchio, ma la posizione che mi fa sentire più comodo e a mio agio con lo strumento, il palco e il pubblico. Prima faccio un’accurata ricerca della sedia, non è importante che sia bella ma che mi accolga bene. Possiamo definirla una posizione fetale con la tromba, rivolta verso il basso, una sorta di introversione che, a tratti, si apre verso l’alto”.