Seconda giornata di studi intitolata
a Dionigi Panedda
Sabato scorso una qualificata platea di appassionati della
storia e dell'archeologia sarda ha partecipato alla Seconda giornata
di studi intitolata a Dionigi Panedda.
I lavori sono iniziati al mattino nei locali dell'Istituto Tecnico di
via Mameli dove Nardino Degortes, Angelino Pittorru, Pierangelo Sanna
e Nigi Pala hanno ricordato la statura morale e intellettuale dell’uomo
e del ricercatore. Nel pomeriggio, grazie alle relazioni tenute da quattro
docenti dell'Università di Sassari, è stato approfondito
il tema “La ricerca archeologica in Gallura tra Ottocento e Novecento”.
Giuseppe Meloni, ordinario di Storia medievale e preside della Facoltà
di Lettere e Filosofia, ha parlato del “Mondo giudicale attraverso
la lettura dei condaghes”; la cui ricostruzione, specie per alcuni
periodi, risulta estremamente difficoltosa a causa della mancanza, pressoché
assoluta, di materiale documentario negli archivi sardi. Uno dei momenti
storici più avari di documentazione sarebbe proprio quello relativo
al passaggio dell'Isola dal governo bizantino a quello dei Giudici.
Secondo l'analisi del Meloni, “tale assenza non sarebbe dovuta
solamente all'incuria o alla colpevole ignoranza delle istituzioni locali,
bensì, alle numerose spoliazioni legate all'avvicendamento delle
varie dominazioni straniere nell’Isola”.
La dottoressa Esmeralda Ughi ha proposto un intervento sul “Contributo
del canonico Giovanni Spano alla conoscenza di Olbia antica”,
con l’ausilio di immagini e testi che documentano il sistema messo
a punto dallo studioso per la raccolta dei dati; grande importanza avevano
le segnalazioni dei numerosi e fidati osservatori (spesso erano gli
stessi notabili locali), sparsi per l'Isola. Particolarmente interessante
è la storia di alcuni gioielli d'oro che lo Spano aveva cercato
di comperare (nell'Ottocento qualunque rinvenimento era considerato
di proprietà di colui che l'aveva portato a termine), per farli
conservare a Cagliari; il tentativo era fallito poiché i gioielli,
con tutta probabilità, erano stati acquistati e portati all'estero.
Lo stesso Panedda aveva inutilmente cercato di rintracciarli al British
Museum.
La relazione successiva, tenuta dalla prof.ssa Paola Ruggeri, ha trattato
un argomento appassionante “Pietro Tamponi, la nascita della ricerca
archeologica ad Olbia nella seconda metà dell'Ottocento”
. Fortunate circostanze fecero in modo che i lavori per la costruzione
del primo tratto della ferrovia Olbia-Chilivani e di parte del porto
si effettuassero in terreni di proprietà della famiglia Tamponi
e che lo stesso Pietro assistesse al rinvenimento di vestigia di notevole
interesse. Grazie alle sue segnalazioni venne ben presto nominato al
posto dell'allora fiduciario di quella che oggi sarebbe la Soprintendenza
ai Beni archeologici. Questa aveva dato prova di estrema trascuratezza
nello svolgere il proprio incarico; da allora il Tamponi si prodigò
per tutelare e valorizzare il patrimonio artistico (contribuì
alla rinascita della basilica di San Simplicio, famosa fu la sua disputa
con la Curia tempiese per la titolarità delle chiavi dell'edificio
di culto) e si impegnò a raccogliere il maggior numero di reperti
possibile, con l'intento di studiarli (famosa è la sua pubblicazione
«Silloge epigrafia olbiese») e di esporli. Paola Ruggeri,
ha concluso il suo intervento con un suggerimento; intitolare il museo
archeologico, di prossima apertura, proprio a Pietro Tamponi, per i
suoi meriti indiscussi nella scoperta, nella tutela e nella salvaguardia
di buona parte del patrimonio archeologico della città.
Il professor Angelo Castellaccio ha voluto ricordare Dionigi Panedda
come uomo e come studioso: “Alla sua opera di ricercatore si devono
importanti studi sulla storia di Olbia, che fanno luce sui periodi di
splendore in età antica, su quelli più bui del Medioevo
e sulla decadenza della città. Lo studio sui toponimi dell'agro
olbiese è forse l'esempio più qualificante della sua attività
scientifica e, forse, quello che ha dato maggiori frutti. Panedda univa
una rara capacità di analisi dei problemi all’attenzione
prestata a tutte le fonti possibili, a partire dagli esperti del territorio,
che in quello stesso territorio vivevano: pastori, agricoltori, cacciatori,
che rispettava e dai quali era rispettato”.