A lezione di….Inno
nazionale, con applausi e richiesta di bis
Centinaia di ragazzi conquistati dall’Inno di Mameli.
E’ stata una lezione davvero speciale quella tenuta oggi da Michele
D’Andrea al Cinema-Teatro Olbia. Il brillante storico la definisce
“una chiacchierata musicale” ma il termine è sicuramente
restrittivo. La manifestazione organizzata da Gianni Fabiani, Preside
del Liceo Scientifico “Mossa” e da Francesco Marcetti, presidente
del Consiglio d’Istituto, ha riscosso un successo straordinario.
La personalissima illustrazione e spiegazione dell’Inno proposta
da Michele D’Andrea, mattatore sul palcoscenico dell’Olbia,
ha colpito ed appassionato il pubblico che ha gremito la sala. L’incontro
è finito con una richiesta di bis dell’Inno, cantato a
squarciagola, da tutti gli studenti entusiasti. Una marea di complimenti
ha poi subissato D’Andrea; citiamo solo alcuni dei commenti più
significativi : “Solo oggi abbiamo capito che la storia non ha
le ragnatele; è una cosa viva!”; “Siamo quelli che
abbiamo cambiato idea sull’Inno d’Italia, eravamo venuti
qui per farci quattro risate e saltare le lezioni in classe; invece
abbiamo scoperto il valore, l’emozione e l’orgoglio di una
parte importante della nostra storia”.
Il secreto di Michele D’Andrea, intervistato alla fine della manifestazione,
è: “Mettere al centro dell’esposizione le vicende
umane; far capire alla gente che il Risorgimento è stato un periodo
di pazza felicità per poter partecipare ad un evento politico
grandioso che ha consentito di uscire dagli angusti confini di uno Stato
repressivo. Raccontare le azioni compiute dai protagonisti di quegli
anni, la loro vita in prima linea, le loro battaglie, i loro successi
e le loro sconfitte, significa umanizzare la storia, troppo spesso cristallizzata
nei monumenti o in aridi testi che vengono letti ma non assimilati e
fatti propri. Sono felice della risposta dei ragazzi di Olbia; ad invitarmi
è stato Francesco Marcetti che, in occasione di un suo soggiorno
a Roma con gli studenti del Liceo “Mossa”, ha assistito
ad un mia lezione. Il mio interesse specifico nell’Inno di Mameli,
si è sviluppato due anni fa.
L’elemento scatenante è stato….Shumacher; quando
ho visto che faceva il direttore d’orchestra al momento dell’Inno,
ho sentito il bisogno di approfondirne la storia e ho iniziato una serie
di ricerche in archivio. Poi ho deciso di impegnarmi nella divulgazione
rivolta soprattutto ai giovani e nella restituzione alla gente delle
musiche risorgimentali e, quindi, delle emozioni, delle suggestioni
e delle atmosfere che facevano parte del paesaggio dell’animo
e che adesso non sono più eseguite. E’ importante riscoprire
l’inno di Mameli come simbolo dell'identità nazionale ed
approfondire, attraverso la cultura musicale, il periodo storico in
cui è nata l'Italia. Sono convinto che le critiche negative all’Inno
derivano dal fatto che non viene eseguito secondo la partitura originale
del 1847 di Michele Novaro. C’è un tentativo di riportare
l’Inno alla sua versione originaria; l’unica che in questo
momento sta percorrendo questa strada è la Banda dell’Esercito,
diretta dal M° Fulvio Creux.”
Per la cronaca, il nuovo “Canto della Patria” (così
si chiama ufficialmente l'Inno di Mameli) ripulito e corretto è
stato presentato per la prima volta al pubblico il 2 giugno 2002, in
occasione della festa della Repubblica. Durante i festeggiamenti al
Vittoriano l’Inno, depurato dalle secolari incrostazioni, è
tornato alla versione originale scritta nel 1847 da Michele Novaro.
Sono rimaste le parole di Goffredo Mameli ma la musica
ha perso l’enfasi wagneriana e umbertina tipica degli ultimi anni
del secolo scorso. Ad imporla furono prima i Savoia e poi Mussolini.
Una sovrastruttura, caratterizzata dal battito dalla grancassa, ora
eliminata. E la versione originale dell’inno nazionale italiano
è stata “scovata” proprio dallo storico Michele D'Andrea
al Museo del Risorgimento di Torino.