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“No
alle scorie”: allarmi e proposte concrete lanciate all’Expò
La grande partecipazione di pubblico al Convegno promosso dal Comitato gallurese “No alle scorie” ha rappresentato un ulteriore riscontro dell’attenzione che circonda un problema di scottante attualità e ben lontano dall’essere risolto. Al termine dei lavori è stata lanciata la proposta di promuovere una raccolta di firme per chiedere l’abrogazione della legge regionale del 2001 che consente l’arrivo in Sardegna di rifiuti tossici purché impiegati come materie prime. Nel corso del dibattito svoltosi all’Expò, la questione “scorie” è stata affrontata in maniera molto tecnica e scientifica. I vari interventi di esperti qualificati hanno sviscerato tutta la complessità del problema. Il geologo Sergio Vacca, docente dell’università di Sassari, ha dimostrato come il problema delle scorie sia ormai una mina vagante per l’Europa, visto che nessuno accetta lo stoccaggio nel proprio paese. Ad oggi, in tutto il mondo non è stata ancora trovata una soluzione concreta e definitiva per il deposito e lo smaltimento di questi pericolosi rifiuti. Forse nel 2030 potrà essere realizzato un sito con tutti i requisiti di sicurezza, primo fra tutti l’impermeabilità. Dovrebbe essere localizzato in una zona desertica dello stato del Montana negli Stati Uniti e, a questo progetto, sta lavorando da ben venti anni un gruppo composto da ottanta scienziati. Particolarmente interessante la netta opinione espressa dal prof. Vacca, con l’ausilio di una serie di dati, sull’assoluta “incompatibilità della Sardegna con gli standard previsti, data la sua caratteristica di insularità e di vasta presenza di fratturazioni nel terreno. Non bisogna, comunque, allentare la vigilanza e quella giusta sensibilizzazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni locali che, qualche mese fa, ha portato la Regione a dichiarare la Sardegna territorio denuclearizzato. L’allarme deve restare alto anche dopo la temporanea sospensione, da parte del governo nazionale, del provvedimento che avrebbe individuato il sito unico per lo stoccaggio di scorie radioattive in Basilicata, a Scanzano Jonico”. E proprio alle popolazioni lucane è andato un caloroso applauso di solidarietà ed invito a continuare nella mobilitazione. Il prof. Vincenzo Migaleddu ha illustrato, dati scientifici alla mano,l’incidenza della radioattività sulla salute. “In Sardegna un’ulteriore presenza di scorie sarebbe catastrofica, considerata l’alto tasso di patologie particolari, quali la sclerosi multipla”. L’ambasciatore emerito dell’Unione Europea Antonio Marongiu, ha ricordato che si è ancora in attesa, da parte del Governo, di una conferma dell’accoglimento del No alle scorie espresso ufficialmente dalla Regione Sardegna. Per evitare che la nostra Isola possa di nuovo essere “candidata” ad ospitare rifiuti radioattivi, sono necessari ulteriori passi. A questo proposito il consigliere regionale Gianni Giovannelli ha ribadito il suo impegno finalizzato a sensibilizzare ed attivare i colleghi all’interno del Consiglio, contro eventuali provvedimenti del Governo centrale in materia di stoccaggio nell’Isola. L’antropologo Bachisio Bandinu, infine, ha lanciato un appello accorato, improntato ad un realistico pessimismo: “Stiamo perdendo l’identità del territorio visto ormai solo come strumento economico”. Un elemento aggiuntivo sul quale riflettere, insieme ai tanti proposti nel corso dell’incontro all’Expò, coordinato dalla giornalista Caterina De Roberto. |
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