Presentato il Rapporto del Banco di Sardegna sull'economia gallurese
Presentato nella sala congressi dell'Hotel Melià il rapporto annuale sullo stato di salute dell'economia gallurese realizzato dal Banco di Sardegna. L'indagine, dal titolo “L'economia del nord est Sardegna, tendenze e prospettive di un'area dinamica”, è stata illustrata ai rappresentanti del mondo politico, economico e culturale del territorio. Dati, statistiche ed informazioni raccolte dallo staff del Banco, con la collaborazione dei vari Comuni, hanno costituito la base di partenza di numerosi interventi di carattere più o meno tecnico o politico. Il presidente del Banco di Sardegna Antonio Sassu, il direttore generale Natalino Oggiano e il Sindaco di Olbia Settimo Nizzi hanno aperto i lavori evidenziando “la forza trainante della locomotiva Gallura per l'economia dell'Isola”. In questa zona, la ricchezza prodotta aumenta più che nel resto della Sardegna. Dal 1991 al 1999, il reddito imponibile per contribuente è cresciuto in Gallura del 26%. Molto più della media sarda, che si ferma al 23,2%, e anche dell'intera provincia di Sassari, che non supera il 24,3.
Nel settore dell'accoglienza, alberghi e camping, il fatturato è passato da 272 milioni di euro nel 2000 a 318 nel 2002. Nello stesso periodo è invece calato leggermente il fatturato del sughero (da 142 a 138 milioni) mentre un calo più pesante ha colpito il settore lapideo (da 79 a 65 milioni). Preoccupa soprattutto la crisi che, da qualche tempo, in Gallura frena il settore del granito, penalizzato dalla concorrenza del mercato cinese. Malgrado queste ombre, si registra una crescita di tutti i principali indici analitici “trainati” dal volano dell'industria turistica e dal suo indotto. Buone anche le prospettive nel settore agro-alimentare. A questo proposito, si auspica una maggiore integrazione tra la Costa e i centri dell'interno per favorire un più diffuso utilizzo dei prodotti tipici, molto apprezzati ma non sempre proposti negli alberghi e nei locali più prestigiosi delle “capitali” del turismo gallurese. “Olbia, Arzachena, Santa Teresa, Calangianus e Buddusò - ha aggiunto il presidente Sassu - sono tra le aree più ricche della Sardegna. Rispetto al resto dell'Isola, aumenta la popolazione, in particolare nei comuni costieri; il valore aggiunto pro capite e la produttività nei servizi”. Secondo il presidente del Cines Francesco Sanciu, la vitalità dell'economia più specificamente olbiese è ben rappresentata da questi numeri: nel 1993, nell'agglomerato del Consorzio Industriale si contavano 127 aziende con un totale di 2.000 occupati; nel 2003 il numero delle imprese è salito a 287 (ma altre 50 stanno per sorgere nelle aree attrezzate), con 3.500 lavoratori impegnati negli stabilimenti.
La maggiore “velocità” dell'economia della Gallura costiera rispetto a quella dei centri più interni esercita un forte potere di attrazione e di richiamo per nuovi investimenti. Notevole anche l'incremento demografico, dovuto non tanto ai nuovi nati “locali” ma all'acquisto di nuovi residenti arrivati ad Olbia da altri centri della Sardegna, dalla penisola e da altre nazioni. La Gallura si conferma, quindi, realtà estremamente dinamica e vitale; bisogna comunque lavorare per evitare la frattura tra i vari settori produttivi e tra le diverse aree geografiche. Fondamentale à la formazione dei giovani per favorire la nascita di nuove imprese, gestite da manager locali, capaci di trainare tutto il territorio. I Sindaci di Olbia e di Tempio hanno entrambi auspicato il decollo della provincia Gallura per concretizzare il vecchio sogno della piena autodeterminazione. Questo significa poter finalmente programmare e gestire il proprio sviluppo da protagonisti per una crescita socio-economica omogenea di tutto il territorio. Il Rapporto è scaricabile dal sito www.bancosardegna.it