| Il Sindaco | La Giunta | Il Consiglio | Le Commissioni | Regolamento | Statuto | INCittà | Home|

 
“La quattordicesima commensale” di Gianni Marilotti alla Simpliciana

 

Lo scrittore cagliaritano Gianni Marilotti, vincitore del premio “Italo Calvino” 2003, ha presentato “La quattordicesima commensale” nella Galleria della Biblioteca Simpliciana. Il suo romanzo si è aggiudicato il prestigioso riconoscimento con la seguente motivazione: “Marilotti, senza mai cedere all'epica della rivolta e a facili retoriche, costruisce una narrazione che, trascinante nella prima parte, non perde di tensione nelle due successive”. Il concetto è stato ribadito oggi dall'antropologo Bachisio Bandinu che ha evidenziato le caratteristiche della narrazione “robusta e tesa, senza pause o cedimenti, ricca di cambiamenti di scena, movimento e azione. ”

La storia è avvincente, copre un arco di tempo lungo e denso di avvenimenti che parte dal 1982 ed arriva fino al 1994. La protagonista principale è Franca, studentessa barbaricina che vive a Torino e dà tutta se stessa alla causa antiborghese e rivoluzionaria. Ma il suo percorso ideologico, segnato da fatti drammatici e forti delusioni, sfocia in una crisi. La donna approda quindi in realtà diverse; non più in Francia come fiancheggiatrice delle Brigate Rosse, ma in paesi come la Bosnia e l'Uganda dove porta avanti una rivoluzione umanitaria e non violenta. Franca, alla fine, torna in Sardegna, alle sue origini, ma non riesce a sfuggire al suo passato che l'insegue e la schiaccia.

Franco Ottaviano, presidente della Casa della Cultura di Roma e studioso degli “anni di piombo”, ha evidenziato l'intensità narrativa del romanzo di Marilotti che ha affrontato una tragica pagina di storia , affidando il racconto dei fatti ad una voce di donna. La figura di Franca è quella della “quattordicesima commensale”; acuta osservatrice, sempre diffidente, più gregaria che protagonista, alla continua ricerca di significati logici e coerenti. Proprio questa sua capacità di analisi le consentirà di maturare una coscienza diversa e “liberata” dalla fascinazione della lotta armata e del terrorismo.