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In millecinquecento al Molo Brin per Antonio Cornacchione

 

Tutto esaurito all'Arena-Cabaret del Molo Brin per Antonio Cornacchione, protagonista della Rassegna “Risate Sonore”, organizzata da Renato Piccinnu di R&G Music in collaborazione con il Comune di Olbia. Il suo “Pianto a di-rotto”, monologo caustico e divertente, ha toccato temi e personaggi di stretta attualità, spaziando dalla politica alla finanza, con un'attenzione speciale rivolta a Silvio Berlusconi. Il premier, oltre ad essere il bersaglio preferito dal comico-rivelazione di Zelig, è anche il suo principale ispiratore dato che le esternazioni di Berlusconi sono una fonte inesauribile per la vena satirica di Cornacchione. Lo ha rivelato lo stesso cabarettista all'inizio del suo spettacolo che ha riservato un piccolo happening: una telefonata a sorpresa dalla Certosa di Porto Rotondo.

Ad imitare, perfettamente, la voce del Presidente del Consiglio è stata una “spalla” olbiese: Manuel Spano del Centro Musica che ha fornito il service per la serata. La gag esilarante e riuscitissima, è stata ideata e realizzata nel giro di pochi minuti, con Cornacchione abilissimo nell'improvvisare a ruota libera. Il pubblico è stato spesso coinvolto dal comico che, all'inizio e alla fine del suo spettacolo, è stato affiancato sul palco dal fratello, cabarettista anche lui. Ma i veri comici, per Cornacchione, sono i politici. Il suo monologo attinge a piene mani da episodi, dichiarazioni e fatti riportati sui giornali. Al centro della sua satira è la politica nazionale ma non sono mancati i riferimenti allo scenario regionale e a quello europeo. A stimolare Cornacchione, è soprattutto il “comunicatore” Berlusconi: estroverso, istintivo ed immediato; facile preda per chi fa satira politica.

Ad ispirare il comico è il Parlamento nel suo complesso e, come esempio, riferisce una battuta girata tra gli scranni poco dopo le dimissioni del Ministro dell'Economia: “L'Italia è un Paese bagnato da tre mari e prosciugato da Tremonti”. Gli strali di Cornacchione colpiscono e “affondano” politici, manager di Stato, grandi industriali e potenti finanzieri. La sua satira è comunque meno “feroce” di altre, forse perché nel suo monologo racconta le lamentele, le fatiche, gli amori nella vita di un uomo non particolarmente ricco… Anzi. Non particolarmente bello… Anzi. Non particolarmente integrato in una società che lo sta schiacciando e stressando. La sua unica consolazione? Chi sta peggio di lui! Ovvero il povero e vituperato Silvio.