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Lettera aperta all'Assessore Regionale
alla Pubblica Istruzione
Dott. ssa Elisabetta Pilia
Olbia, 4 Marzo 2005
In merito al comunicato stampa diramato il 28 febbraio 2005 dalla Dott. ssa Pilia, Assessore Regionale alla Pubblica Istruzione, in risposta alla “Proposta di riordino degli istituti scolastici della scuola dell'infanzia, primaria e secondaria di 1° grado di Olbia” (trasmessa per posta celere il 16 febbraio 2005 dal Comune di Olbia Assessorato alla Pubblica Istruzione secondo le vie istituzionali), prendendo atto che i mezzi utilizzati dall'Assessore Regionale per comunicare con l'Amministrazione comunale sono quelli meno istituzionali quali televisioni e quotidiani, nostro malgrado ci troviamo costretti ad adeguarci per poter precisare quanto segue.
L'Amministrazione comunale di Olbia, nello spirito costituzionale di leale collaborazione tra le istituzioni, ha provveduto a informare gli Assessorati alla Pubblica Istruzione Provinciale e Regionale della proposta di riordino avanzata all'Ufficio Scolastico Regionale e finalizzata a migliorare il percorso formativo degli studenti, garantire la continuità tra i diversi cicli scolastici, limitare il fenomeno della dispersione scolastica assai sentito nel territorio olbiese, agevolare la gestione dei servizi forniti dal Comune.
Tale riordino, preventivamente discusso con i Dirigenti scolastici interessati, è stato poi formalizzato con Delibera di giunta n°18 del 4 febbraio 2005, diventando così “la proposta” di riordino del Comune di Olbia.
Non volendo aprire una dissertazione “a mezzo stampa” degli evidenti e opportuni vantaggi che un riordino così pensato può apportare alla comunità olbiese, e rimanendo comunque sempre pronti al confronto in qualunque sede Lei ritenga opportuna, è nostro intendimento evidenziare alcune gravi affermazioni riportate nel Vs. comunicato stampa.
1.Lei afferma che “ il Comune non ha titolarità in materia di dimensionamento scolastico ” e che “ la decisione della Giunta di Olbia è impropria e infondata dal punto di vista normativo ”, citando a sostegno di ciò il D. Lgs. 112/98. La invito a leggere il decreto 112/98 poiché, proprio in forza di questo, all'art.139 comma 1 lett. a) e b), sono state attribuite “ ai comuni, in relazione agli altri gradi inferiori di scuola (ovvero scuole dell'infanzia, primarie e secondarie di primo grado) i compiti e le funzioni concernenti: a) l'istituzione, l'aggregazione, la fusione e la soppressione di scuole in attuazione degli strumenti di programmazione; b) la redazione dei piani di organizzazione della rete delle istituzioni scolastiche; … Al contrario, all'art.138 lett. b) si delega alle regioni “ la programmazione, sul piano regionale, … della rete scolastica, sulla base dei piani provinciali, …” Si vuole osservare, a questo proposito, che con DPR 233/98 è stato emanato il Regolamento per il dimensionamento ottimale delle istituzioni scolastiche, che ai sensi dell'art.3 ha dato origine al vigente piano regionale della rete scolastica, approvato dalla Giunta regionale con delibera n°5/8 del 03/02/2000 e n°14/37 del 23/03/2000. Lo stesso DPR afferma all'art.4 comma 2 che “ agli enti locali è attribuita ogni competenza in materia di soppressione, istituzione, trasferimento di sedi, plessi unità delle istituzioni scolastiche che abbiano ottenuto la personalità giuridica e l'autonomia . Tale competenza è esercitata su proposta, e comunque previa intesa con le istituzioni scolastiche interessate …” Dalla lettura della normativa vigente appare incontestabile la competenza e la titolarità dei comuni in materia di istituzione o soppressione di istituti, contrariamente a quanto da Lei affermato.
2.Per essere più chiari, ciò che Lei afferma nel comunicato stampa circa il compito della Regione di “ sovrintendere i progetti di dimensionamento, che devono essere predisposti a livello provinciale, in base al D. Lgs. 112/98 ” è talmente vero che nel 1999-2000 la provincia di Sassari ha predisposto il piano provinciale, individuando le zone omogenee sulle quali operare ridimensionamenti, e la Regione ha preso atto del piano, approvandolo con le delibere prima citate; tutto ciò al fine di far nascere dall'anno scolastico 2000/2001 le “prime” istituzioni scolastiche autonome dotate di personalità giuridica, sino ad allora non previste dalla legge italiana. Il DPR 233/98 ha stabilito però che, una volta predisposto ed approvato il piano provinciale, eventuali nuove soppressioni, istituzioni e fusioni di istituti scolastici rimanevano di esclusiva competenza del Comune, come già descritto precedentemente all'art.4. Anche queste affermazioni, che ci permettiamo di opporre al comunicato stampa della Dott. ssa Pilia, sono talmente vere che una recente sentenza del TAR Sardegna n°547/2004, in merito ad un ricorso promosso e perso dalla Regione Autonoma della Sardegna, nel dispositivo a pag.14 e a pag.17 riporta esattamente le nostre stesse considerazioni, affermando che il piano provinciale esiste già ed è stato a suo tempo approvato dalla Regione, e che pertanto all'interno di questa programmazione gli enti locali possono apportare modifiche alle istituzioni scolastiche, poiché “ la normativa a regime deve trarsi dagli art.138 e 139 del D. Lgs. 112/98… ” (TAR Sardegna Sezione I, sentenza n°547/2004).
3.In merito all'affermazione riportata nel Suo comunicato stampa circa “ un confronto allargato che coinvolga Comuni , parti sociali, famiglie degli studenti ”, sorvolando sulla Sua grande concessione che farebbe ai Comuni coinvolgendoli a dispetto delle leggi che li definiscono attori principali, Le ricordo che nel 1999 quando si fece il dimensionamento delle reti scolastiche dove, allora si, erano previsti tagli di classi, chiusure di plessi e ridimensionamento di personale, né la legge né l'opportunità politica di allora pensarono di organizzare pletoriche riunioni o adunanze che giungessero ad una intesa di sintesi, forse perché non è con la demagogia ed il populismo che si può pensare di amministrare gli interessi di una collettività. Voglio precisare che il riordino proposto non sopprime alcuna classe di alcun ordine di scuola, pertanto non modifica assolutamente la dotazione organica del personale docente e non docente, conservando inalterato il numero delle dirigenze scolastiche (proprio come chiede la legge, attribuendo tali competenze ai Comuni).
4.Circa i 6.212 studenti e rispettive famiglie coinvolte dal piano del Comune che, a Suo dire, avrebbero manifestato il proprio malessere, le faccio notare che ciò non corrisponde a verità e che alcune contestazioni che si sono verificate non rappresentano certo l'opinione della generalità delle scuole coinvolte, mentre è impegno del Comune informare e spiegare quanto più possibile il valore, il significato e l'opportunità di un tale riordino. Quanto alla Sua preoccupazione per i sindacati e il loro “ non condividere i metodi della Giunta di Olbia ”, non credo che Lei abbia una ricetta valida né credo che i suoi colleghi di Giunta abbiano mai avuto questa preoccupazione, visto l'accampamento ormai stabile di sindacati sotto le sedi regionali, originati dalla loro non condivisione dei metodi della Giunta Regionale.
5.Infine, la Sua intenzione di subordinare la valutazione del riordino ad un futuro nuovo Programma regionale che dia “linee d'indirizzo” da un lato si scontra con il solito ed impertinente (e da Lei stessa richiamato) D. Lgs. 112/98, questa volta però all'art.137 che detta le competenze dello Stato, con il quale “ restano allo Stato … i compiti e le funzioni concernenti i criteri e i parametri per l'organizzazione della rete scolastica… ”, dall'altro sconta il fatto che è la Provincia (più che la Regione ) che può predisporre nuovi piani provinciali che rivedano le zone territoriali omogenee o individuare un nuovo assetto per gli indirizzi e gli accorpamenti degli istituti di scuola secondaria superiore, e che difficilmente potrà arrivare ad individuare nello stesso comune ambiti territoriali diversi o finalità formative differenti che possano rendere superato lo schema di riordino oggi proposto. Pertanto, un Suo “invito” a soprassedere appare alquanto immotivato ed inefficace, poiché la Regione dovrebbe limitarsi a prendere atto della pertinenza e della coerenza del piano di riordino del Comune di Olbia, in riferimento al contesto locale e alla normativa nazionale vigente; al contrario, apparirebbe come un'azione centralista ed irrispettosa, oltre che delle leggi, della stessa competenza delle autonomie locali volta ad individuare strategie e soluzioni alle problematiche peculiari del territorio amministrato. L'unica competenza che la Regione può far valere è relativa alla verifica di rispondenza della proposta rispetto agli ambiti territoriali e alla dotazione organica stabilita con i criteri fissati nel 1999/2000 con il piano di dimensionamento provinciale tuttora vigente, ed in caso di coerenza resta in capo all'Ufficio Scolastico Regionale il compito di decretare l'avvio dello stesso riordino, nei tempi e modi che riterrà più opportuni.
Dispiace che tali considerazioni svolte debbano essere fatte a mezzo stampa e non attraverso gli uffici competenti, ma forse ciò può aiutare anche i cittadini a capire meglio i termini della questione da Lei aperta.
Con l'auspicio che al più presto si possa comunicare per le vie istituzionali, Le porgo distinti saluti.
Paolo Calaresu
(Assessore Pubblica Istruzione del Comune di Olbia)
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