Diverse manifestazioni in città per celebrare il 60° anniversario della Liberazione
La giornata del 25 Aprile, anniversario della Liberazione dalla dominazione nazifascista è stata celebrata ad Olbia con diverse manifestazioni, di vario tipo ma tutte molto significative. A dimostrazione di quanto sia sentita, anche tra i giovani, questa ricorrenza in onore e memoria dei tanti che si sono sacrificati per la democrazia e la libertà. La prima, ufficiale ed istituzionale, ha avuto come colonna sonora le note dell'inno nazionale che hanno accompagnato la tradizionale deposizione di due corone floreali davanti al Monumento ai Caduti in via Redipuglia. Il primo raduno si è tenuto in Piazza Regina Margherita. Presenti il Sindaco Settimo Nizzi, il presidente del Consiglio comunale Tonino Pizzadili, numerosi esponenti politici di maggioranza e di opposizione, rappresentanti delle Forze dell'ordine, delle Associazioni Combattenti e del volontariato locale, insieme a tanti semplici cittadini. Il corteo, preceduto dalla Banda musicale “Felicino Mibelli”, ha quindi raggiunto il Monumento ai Caduti in via Redipuglia per assistere alla Santa Messa officiata da don Addis.
Nel suo breve intervento il Sindaco Nizzi ha voluto ribadire con queste parole l'importanza della memoria storica: “In un periodo di così aspre polemiche noi dobbiamo sostenere con forza il ricordo di questa festa che non appartiene né al centro destra né al centro sinistra, ma è di tutti gli italiani che, dopo aver sofferto, ci hanno tramandato questo sentimento che è la libertà, un bene così grande che non può essere fatto proprio da una sola parte politica”. In serata si è tenuto un concerto, con una grande partecipazione di pubblico, organizzato dal Forum per la Pace in piazza Crispi. Musica e poesie hanno fatto da contorno ad un appello contro le servitù militari che “ingabbiano” la Sardegna. Alla manifestazione hanno aderito una quindicina di artisti sardi, tra band e solisti: dai Pazoba agli Skasico a Gian Luca Vassallo passando per i Click in biso ai Tenores a tanti altri. Interessante anche il convegno intitolato “25 Aprile Memoria viva” che si è svolto nel pomeriggio all'Expò. Gli organizzatori (Cgil, lo Spi, l'Auser e la Sinistra Giovanile ) hanno ricordato il 60º anniversario della Liberazione, attraverso testimonianze dirette che hanno fatto emergere il contributo dato dai partigiani sardi e galluresi. “Non vi è regione dell'Italia - ha detto nella sua relazione Aldo Borghesi dell'Istituto sardo per lo studio della Resistenza e dell'Autonomia - nella quale i partigiani sardi non siano intervenuti; così come non vi è alcun lager nazista che non abbia visto la sofferenza e la morte di un sardo.
A non rendere il giusto merito al ruolo dei sardi nella conquista della libertà dal regime ha purtroppo contribuito anche la mancanza di documenti. Ma la Sardegna , e la Gallura in particolare, già negli anni a cavallo del 900 si impegnò nell'opposizione al regime. Basti pensare che, nel solo Piemonte, furono 500 i partigiani sardi e 44 galluresi, provenienti da Tempio, Olbia, Berchidda, Luras, Aggius, Badesi. Tutti impegnati nella strenua e coraggiosa difesa dei principi di libertà”. Molto toccante l'intervento di don Renato Iori, figlio della montina Maria Jole, staffetta partigiana in Emilia scomparsa alcuni anni fa. “Mia madre - ha raccontato don Renato - decise di diventare una partigiana dopo aver assistito a tante fucilazioni, imprigionamenti e dopo che il suo stesso suocero venne costretto a bere litri di olio di ricino. Nella sua casa Maria “Jole” (il suo nome di battaglia al quale si affiancava quello di “sarda” e “sangue di cinghiale”) offriva nascondiglio ai partigiani nel sottoscala. Nel tubo della stufa a legna nascondeva le bombe a mano, sotto i materassi e in soffitta fucili e armi. Partecipò anche ad azioni militari come lo sminamento di un ponte”.