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Al “Deffenu” la Giornata della Memoria
Per tenere vivo il ricordo della Shoah, l’assessorato comunale alla Cultura in collaborazione con l’Associazione “Giovanna Baino” ha organizzato, nell’Auditorium dell’ Istituto Tecnico Deffenu la proiezione di Train de Vie, storia poetica, visionaria e ricca di allegorie del regista rumeno Radu Mihaileanu. Prima del film, il significato della “Giornata Mondiale della Memoria” è stato spiegato agli studenti dai presidi Gerardo De Luca (Deffenu) e Plinia Falferi (Liceo Classico Gramsci), da Elena Burrai (vice-presidente della Provincia Olbia-Tempio) e dall’Assessore Calaresu. Nei loro brevi interventi non si sono limitati a rievocare l’immane tragedia del genocidio del popolo ebraico ma hanno invitato i giovani “a mantenere un senso forte di vigilanza su quanto accade nel mondo”. Integralismo, razzismo, antisemitismo, violenza, intolleranza, pregiudizi, follia di singoli e il non-senso della guerra, fanno parte della storia di ieri e di oggi. Sono gli stessi limiti dell’uomo a non essere cambiati e questa consapevolezza deve aiutarci a migliorare.
Nel film Train de Vie, l’Olocausto è raccontato con l’umorismo e l’auto-ironia tipici del mondo yiddish. Le travolgenti musiche di Goran Bregovic e i dialoghi italiani curati dal grande Moni Ovadia, rendono indimenticabile la storia della piccola comunità di Ebrei rumeni i quali, per mettersi in salvo dai nazisti, organizzano una straordinaria messa in scena. Il film mescola comicità, dramma, malinconia e speranza sin dalle prime sequenze ambientate in uno shtetl nell'Europa dell'Est. Schlomo il matto inventa un modo originale per evitare l'orrore dei campi di sterminio:gli abitanti del villaggio mimetizzano un convoglio ferroviario, comprato pezzo per pezzo, da treno di deportati e partono per la Terra Promessa. Ogni ebreo deve recitare una parte: chi il prigioniero, chi il tedesco mentre un impiegato delle ferrovie s'improvvisa manovratore.
S'innesca una specie di psicodramma collettivo, dove ciascuno tende a identificarsi sempre più col proprio ruolo. Il mercante Mordechai diventa un perfetto ufficiale nazista, una fazione si converte al marxismo e istituisce il soviet del treno (prigionieri che valgono il doppio, spiega Mordechai a un nazista vero: ebrei e comunisti in un colpo solo). Dopo molte surreali peripezie, incluso l'incontro con un altro treno in maschera su cui viaggiano zingari, anch’essi in fuga dai nazisti, la storia sembra avviata ad un lieto fine. Ma non è così perchè l’epilogo è tragico, come se il regista se Mihaileanu volesse lanciare un messaggio : “E’ l'idea di un pazzo raccontare così l'Olocausto? Forse; ma non abbiamo affatto dimenticato quel che è accaduto davvero.”
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