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Soluzione con sorpresa per il caso della reliquia comprata su eBay


La soluzione del “caso”  relativo alla reliquia attribuita a San Simplicio ed acquistata su eBay per 500 euro dalla Diocesi di Tempio-Ampurias, ha creato un nuovo mistero. E’ stato infatti appurato che il frammento di tibia contenuto nel reliquiario settecentesco non  è  del Vescovo Martire,  Patrono di Olbia e della Gallura ma di Santa Teodora.  A rivelarlo è stata la minuscola iscrizione  “S.Theodora M.”  realizzata con inchiostro di china, trovata sull’osso ripulito. Secondo Don Francesco Tamponi dell’Ufficio Diocesi dei Beni Culturali, la scritta si riferisce a  “Santa Teodora Romana, una nobildonna romana vissuta ai tempi di Diocleziano (come Simplicio e compagni) che  ospitava nella sua casa i cristiani perseguitati e provvedeva alla sepoltura dei martiri nel giardino della sua proprietà. Una volta scoperta, venne a sua volta martirizzata”. Una settimana fa, con l’apertura pubblica della teca, erano iniziate le analisi effettuate dalla anatomopatologa Licia Usai.

 Già dalla prima ricognizione, era stata accertata l’origine umana dell’osso combusto, avvolto in una complicata creazione di tulle, perle di vetro e passamaneria dorata. Il frammento di tibia è stato  quindi comparato con i resti ossei  custoditi nella  cassetta N°2 contenente  le ossa di San Simplicio e dei suoi compagni martiri  Rosula, Diocleziano e Fiorenzo. E tracce di combustione presentano anche alcuni di queste reliquie, appartenute con certezza a San Simplicio e agli altri tre martiri, conservate ad Olbia, da circa 600 anni in un’unica teca. Questa circostanza, per la prima volta, è stata evidenziata proprio durante le indagini  fatte per accertare l’autenticità della reliquia che, un antiquario toscano aveva messo all’asta su eBay. Il nome di San Simplicio figurava  nella confezione in cui era adagiato il frammento di tibia. L’osso era  sistemato in un reliquiario di pregevole fattura, con un sigillo di ceralacca rosso e un  timbro raffigurante un copricapo arcivescovo.  Ma, considerato che l’incenerazione dei cadaveri era una consuetudine dell’epoca, si è deciso di continuare gli accertamenti. La scoperta dell’iscrizione sull’osso se da un lato ha dimostrato la sua appartenenza a Santa Teodora, dall’altro ha creato un piccolo “giallo” religioso-mercantile per la sua falsa attribuzione a San Simplicio.

“Il prossimo passo - ha dichiarato don Tamponi - sarà quello di andare  a Roma, nella chiesa di San Bartolomeo, sull’Isola Tiberina, dove sono conservate le spoglie di Santa Teodora, e verificare se anche esse sono state sottoposte ad incinerazione, oltre tutto alla stessa temperatura di quella in nostro possesso. Tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, le famiglie nobili usavano allestire all’interno delle ville delle cappelle private. Venivano allora chieste, alle diocesi di appartenenza o direttamente a Roma, delle reliquie certificate che venivano poste all’interno di reliquiari e sigillati con le bolle, proprio come quella che abbiamo acquistato on-line. E’  probabile che, in buona fede, nella teca sia stata inserito un osso di Santa Teodora ma che poi, nel cartiglio del reliquiario, sia stato erroneamente apposto il nome di San Simplicio. Comunque in Lucchesia,  zona di provenienza della teca, secondo quanto detto dal venditore on-line, era molto diffuso il culto di San Simplicio”. Misterioso anche un altro risvolto della vicenda. Infatti nella cassetta n°2 custodita nella Basilica di San Simplicio, la tradizione vuole che siano contenute le ossa di Simplicio e dei suoi tre compagni martiri: Diocleziano, Rosula e Fiorenzo.

Lo scorso anno le analisi genetico-molecolari avevano rilevato che i frammenti appartenevano a quattro soggetti, tre maschi e una femmina. Confermata ora anche l'età del martire e dei suoi compagni, uccisi tra i trenta e cinquant'anni nel 304 dal preside Barbaro, inviato da Diocleziano ad Olbia alla ricerca di cristiani. Inoltre, le indagini di questi giorni hanno rivelato, nella stessa cassetta,  sono stati trovati anche i resti bruciati di un quinto individuo di cui però non si sa assolutamente nulla, oltre al fatto che venne sottoposto ad un rito di cremazione tipico di epoca romana.