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Caso Palmera: Consiglio comunale urgente e documento unitario
Il Consiglio comunale di Olbia si è riunito in seduta pubblica urgente per discutere, unico argomento all’ordine del giorno, la crisi Palmera. Nell’aula di Poltu Quadu, erano presenti, oltre agli amministratori comunali, diversi rappresentanti regionali e provinciali, i dirigenti della Palmera, esponenti sindacali e delle associazioni di categoria. Affollata la parte riservata al pubblico; i dipendenti della “storica” azienda olbiese hanno seguito attentamente i numerosi interventi. Ad aprire i lavori è stato il Presidente del Consiglio Tonino Pizzadili che ha rimarcato la volontà dell’amministrazione comunale “affinché neanche un posto di lavoro vada perso”. La situazione della Palmera è stata poi illustrata dal direttore generale dell’azienda Piero Lovisolo, che ha fornito i dati relativi all’ultimo decennio. Nel presentare il piano industriale, Lovisolo ha precisato: “In questi anni la società ha sopportato costi non più sopportabili. Dietro la Palmera non c’è una multinazionale, ma una famiglia. Le perdite accumulate negli ultimi 12 si aggirano sui 64 milioni di euro perchè la famiglia Palau non ha voluto seguire l’esempio delle società italiane ed europee. I nostri concorrenti hanno capito da un pezzo che il costo del tonno non era più competitivo con i paesi terzi, e quasi tutti, già da dieci anni, hanno trasferito lì la produzione. I proprietari della Palmera si sono quindi trovati in una condizione di svantaggio e si è cercato di tagliare i costi in settori non strategici. E’ stata ridotta sensibilmente la struttura a Milano: i 96 dipendenti di un anno fa sono scesi a 32 e da undici dirigenti si è passati ad uno. Questi provvedimenti ci consentiranno nel 2006 di bloccare la perdita a 4 milioni di euro. Ma dobbiamo ancora fare un passo indietro che coincide con la nuova richiesta di cassa integrazione per 140 dipendenti e con il trasferimento in Guatemala e Costa Rica di parte della produzione (le scatolette di tonno da 80 grammi). A fronte di questo, confermiamo il nostro impegno a rilanciare lo stabilimento di Olbia puntando su nuove produzioni di qualità da destinare alle grandi catene di distribuzione. Stiamo cercando, e i riscontri di vendita sono positivi, di ridare un nuovo profilo all’azienda, lanciando sul mercato una gamma di prodotti selezionati e diversificati rispetto al passato. In seguito trasferiremo ad Olbia parte della produzione spagnola”. Il Sindaco Nizzi, riconoscendo alla famiglia Palau il merito di aver sempre dimostrato un “profondo e serio attaccamento al nostro territorio e alla sua comunità” ha proposto di fare pressione su Cagliari per salvare un’azienda “che merita l’attenzione e il sostegno della Regione”. Il deputato dell’Udeur Antonio Satta, assente per motivi istituzionali, ha fatto sapere all’assemblea riunita a Poltu Quadu di aver chiesto l’intervento del Governo. Nella sua interpellanza, presentata ai ministri delle Attività produttive e del Lavoro, chiede la convocazione di un tavolo tecnico operativo con la partecipazione della Palmera, della Regione Sardegna, della Provincia e del Comune di Olbia. Il Governo risponderà in diretta Rai mercoledì prossimo. Un rappresentante dei dipendenti ha letto un documento nel quale si precisa che “l’unità di intenti dei sindacati è solida. Abbiamo voluto rivendicare con lo sciopero il diritto alla salvaguardia del nostro posto di lavoro e adesso chiediamo trasparenza e certezze”. Anche negli interventi successivi, in modi e toni diversi, è stata sottolineata l’esigenza di compattezza e chiarezza. La riunione ha prodotto un documento unitario firmato dai sindacati, dai consiglieri comunali e dai rappresentanti di Provincia e Regione che hanno partecipato alla seduta. Obiettivo è “l’individuazione degli interventi amministrativi e le linee di politica industriale, con i quali risolvere i problemi dell’azienda olbiese e dare garanzia di lavoro alle sue maestranze”. Nel documento si reputa “essenziale la definizione di una strategia aziendale e di un relativo piano industriale da cui si evincano gli obiettivi di ristrutturazione, i livelli occupativi, la garanzia che non verrà dismessa l’attività della lavorazione del tonno”. Infine, si considera “imprescindibile la permanenza del segmento agroindustriale del tonno in Gallura, elemento essenziale del tessuto produttivo locale”.
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