| Il Sindaco | La Giunta | Il Consiglio | Le Commissioni | Regolamento | Statuto | INCittà | Home|

Un tempio e una tomba: dal sottosuolo tesori e misteri

 

Il sottosuolo di Olbia continua a stupire. I resti di un grande tempio e una tomba del tipo a “mensa con dispositivo di refrigerium” sono stati rinvenuti in Corso Umberto dagli archeologi della Soprintendenza. La struttura templare chiudeva ad ovest la piazza lastricata di età romana scoperta nell’ottobre scorso di fronte al Municipio. Facevano parte della sistemazione urbanistica data dagli imperatori della dinastia Flavia all’accesso monumentale alla città per chi approdava dal porto. L’intero complesso, costituito dalla piazza con le annesse botteghe, un laboratorio per la produzione della porpora  e questo tempio, si candida sempre di più ad essere individuato come il Foro di Olbia romana. La grande sala o cella del culto era lunga 12 metri e terminava con una fila di colonne che forse inquadravano un altare o la statua del culto.

Gli archeologi Rubens D’Oriano e Giuseppe Pisanu hanno spiegato ai giornalisti che la “ruota” di granito poggiata sul pavimento verso la metà della cella può essere un simbolo del potere divino o di quello imperiale. Rinvenuta anche una tomba piuttosto complessa e rara, costituita da un muretto sovrastato da embrici disposti a tettuccio, una copertura in cemento e un foro quadrato per introdurre direttamente nella tomba e fino al cadavere, offerte periodiche di alimenti vari. La stranezza è che nessun resto umano è stato trovato in questa sepoltura. Il monumento funebre è stato realizzato per contenere la massa di terra che lo riempie completamente. Questa, oltre ai frammenti di ceramiche e vetri, ha restituito speciali mattoncini, tessere di mosaico, un tesoretto di monete, un anello di bronzo o argento, molti spilloni in osso per capelli e un orecchino d’oro con pietra blu di lapislazzuli . Lo scavo ha mostrato chiaramente che il rituale del refrigerium, cioè l’introduzione periodica di cibo, si svolgeva ugualmente anche se, in questo caso, gli alimenti non erano destinati ad un defunto ma alla terra contenuta nella tomba.

La spiegazione più probabile di questa bizzarria (questo è il termine utilizzato dagli archeologi) è che questa terra avesse un forte valore sacro. Magari in connessione ad una specifica persona morta su un certo suolo e della quale non era disponibile il corpo. Il tipo di sepoltura, risalente alla fine del III sec. d. C.  e di rituale fanno pensare alla religione cristiana nel suo precoce diffondersi proprio ad Olbia, come primo approccio alla Sardegna. Le monete, aspetto importante della ritualità funeraria, potevano trovarsi all’interno della tomba e quindi essere usate come elementi del corredo personale del defunto, o all’esterno della sepoltura, come “obolo offerta”. Anche questi ultimi rinvenimenti sono stati effettuati nel corso dei lavori, commissionati dal Comune, per la sistemazione dei sottoservizi  nel centro storico. L’archeologo Rubens D’Oriano ha rivolto un ringraziamento speciale al Dott.Miscera della società MULTISS che coadiuva la Soprintendenza, per lo scavo della tomba in situazione veramente improba e claustrofobica.