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Relitto “Klearchos”: diffusi i risultati della campagna di monitoraggio

“Dai dati raccolti dalle differenti fonti coinvolte negli accertamenti sul relitto della nave  “KLEARCHOS”(affondata tra le isole di Tavolara e Molara il 20 luglio del 1979) non emergono sostanziali indicazioni di pericolosità per quanto attiene i parametri rilevati”. A questa conclusione si è giunti dopo aver analizzato tutti i risultati della campagna di monitoraggio ambientale sul relitto del mercantile greco. La complessa attività d’indagine, promossa e coordinata dal Consorzio di Gestione dell’Area Marina Protetta di Tavolara-Punta Coda Cavallo, è stata effettuata in collaborazione con: Capitaneria di Porto di Olbia, ARPAS, ENEA, Università di Sassari (Dip. di Botanica ed ecologia vegetale) e il II° Nucleo Operatori Subacquei della Guardia Costiera provenienti da Napoli. Nel corso di un’affollata conferenza stampa, i rappresentanti di tutti gli Enti impegnati nel monitoraggio, hanno illustrato i dati, con l’ausilio di un filmato che mostra lo scafo del relitto altamente colonizzato da organismi bentonici di varie specie. Ricordate anche le varie fasi del “caso Klearchos” che ha sicuramente  rappresentato “una delle minacce più gravi per l'ecosistema delle coste sarde”.

La stiva del mercantile, incendiato e colato a picco 27 anni fa, mentre era in navigazione da Marsiglia al Pireo, conteneva 16 tonnellate di bromuro di metile, 5 tonnellate di triossido di arsenico, 4 di idrosolfito di sodio, 3 e mezzo di insetticida, 54 di acido formico, più una quantità ignota di  tetracloroetilene ed acido solforico. Nel 1981, due anni dopo l’affondamento, quasi tutto il carico venne recuperato grazie ad una convenzione stipulata con un operatore privato che, per tre mesi, operò sul posto. In quell’intervento venne anche aspirato il gasolio ancora presente nei serbatoi della nave mentre una certa quantità (circa 15 tonnellate) si era riversata direttamente in mare o era stata attinta dall’incendio. Nel corso degli anni, più volte,  sono stati avanzati dubbi su un possibile inquinamento delle acque e sulla reale pericolosità delle sostanze non ancora recuperate dal relitto. Nonostante i dati tranquillizzanti emersi dalle analisi periodiche (compreso l’ultima, risalente al 1999) si sentiva l’esigenza di effettuare una campagna di rilevamenti e controlli mirata a verificare le condizioni ambientali in prossimità della Klearchos. Le operazioni, promosse e coordinate dall’AMP di Tavolara, sono iniziate nella seconda metà di maggio 2006. Nelle mani degli ricercatori è finalmente arrivata una grande quantità di informazioni utili ed aggiornate.

A cominciare dalle immagini trasmesse da telecamere robot  “in diretta” dalla stiva del relitto e poi le analisi su campioni di acqua e sul sedimento prelevato a 70 metri di profondità, le indagini microbiologiche e le osservazioni microscopiche. I risultati finali attestano che “non sono presenti effetti tossici rilevabili” e certificano anche “ un buono stato di qualità del campione di acqua da un punto di vista microbiologico e chimico” .  Importanti sono anche le ultime righe della relazione firmata dal Direttore dell’AMP Augusto Navone che “ritiene peraltro opportuno ripetere periodicamente le analisi di monitoraggio con cadenza almeno biennale”. Il relitto della Klearchos, malgrado la sua attuale innocuità,  resta quindi  un “sorvegliato speciale” da tenere sotto attento controllo; consigliato anche “l’utilizzo di operatori subacquei di alto fondale per effettuare campionamenti più mirati in quanto le tecniche con il ROV hanno dimostrato talune limitazioni operative”.