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Grande successo di ArcheOlbia

Più di trecento persone, nella mattinata di domenica, hanno partecipato alle visite collettive, guidate e gratuite alla Tomba di Giganti di Su Monte ‘e S’Abe, al  Pozzo Sacro di  Sa Testa, all’Acquedotto Romano e al Museo. Le escursioni, promosse nell’ambito della manifestazione Archeolbia, patrocinata dall’amministrazione comunale,  hanno riscosso un successo superiore ad ogni aspettativa. Grande partecipazione anche all’incontro di sabato, tenuto nella sala convegni del Museo. Dopo i saluti del Sindaco Giovannelli e dell’Assessore Cassitta, la parola è passata agli archeologi Angela Antona, Rubens D’Oriano, Giuseppe Pisanu, Giovanna Pietra ed Agostino Amucano. Sono stati loro a ricostruire e sintetizzare, con l’ausilio di slides e diapositive,  l’avvincente storia di Olbia, città tra le più antiche del Mediterraneo. Gli studiosi, nei loro interventi, hanno fornito particolari, anche inediti, sui popoli che, nell’arco di 2.800 anni, hanno lasciato tracce della loro presenza sul territorio olbiese.

Monumenti, reperti e frammenti, “raccontano” vicende, riti, usi e costumi. Documentano l’età nuragica, l’insediamento dei Fenici, quello più consistente dei Greci (fondatori di Olbia, con Iolao, nel 630 a.C, secondo lo storico Pausania), la dominazione Cartaginese, quella Romana e l’arrivo dei Vandali che, ad Olbia, anticiparono il Medioevo.  Le relazioni degli archeologi hanno preparato il terreno alle visite guidate organizzate dalla Cooperativa Iolao, in collaborazione con l’Aspo e Sun Lines che hanno mezzo a disposizione vari mezzi. Moltissimi olbiesi e tanti turisti hanno aderito all’iniziativa che, per la prima volta, è stata proposta in città.

Il tour archeologico alla scoperta (o alla migliore conoscenza) dei tre siti, ha visto un afflusso continuo di persone di tutte le età, intere famiglie e moltissimi giovani. L’archeologo Agostino Amucano ha illustrato le caratteristiche della Tomba dei Giganti di Su Monte ‘e S’Abe che, con i suoi 28 metri è tra le più lunghe di tutta la Sardegna. Ad incuriosire i visitatori, tra le altre cose, è stato il racconto del rito dell’incubazione, molto praticato dai Nuragici. Davanti alla Tomba, dopo una preparazione che includeva il digiuno, ci si addormentava e si attendeva la guarigione, con i morti che apparivano in sogno. Dal culto dei morti a quello dell’acqua, testimoniato dal Pozzo Sacro di Sa Testa, scoperto casualmente negli Anni Trenta ed utilizzato dai Nuragici, dai Punici e dai Romani. Anche in questo caso, la prova di questa sorprendente continuità d’uso, è nel materiale ritrovato: tazze, monili in bronzo, testine in terracotta e bruciaprofumi di fattura punica; resti di anfore, coppe e statuine di età romana.

Il Pozzo Sacro è stato spiegato, in modo esauriente ed efficace, dalla giovane e bravissima Viviana Pinna. Molto apprezzata anche la visita, coordinata dall’archeologa Giovanna Pietra, all’Acquedotto Romano, uno dei meglio conservati della Sardegna. A colpire i visitatori sono state soprattutto le arcate, costruite in opera cementizia (grande rivoluzione dei Romani), e l’imponente cisterna che, forse  serviva alcune ville o fattorie di notevoli dimensioni. Ultima tappa: il Museo Archeologico, con Rubens D’Oriano che ha guidato i vari gruppi lungo un percorso distribuito su due livelli. Già pronti gli spazi per accogliere, a breve, i primi due relitti  restaurati delle antiche navi romane. I legni, riportati alla luce durante gli scavi per la realizzazione del tunnel, testimoniano l’affondamento ad opera dei Vandali, ricostruito anche con la tecnologia multimediale. Altrettanto efficace è il maxi plastico del porto antico. Le preziose memorie dell’Olbia nuragica, fenicia, greca, cartaginese, romana e medioevale, messe adeguatamente in risalto, hanno sorpreso ed entusiasmato i tanti che ancora non conoscevano il Museo e il suo contenuto