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Salvatore Niffoi all’Expò grazie all’Unitrè

Sala convegni dell’Expò gremita per la lezione tenuta dallo scrittore Salvatore Niffoi nel quadro delle conferenze promosse dall’Unitrè di Olbia che, nell’arco di otto anni, ha saputo imporsi come una delle realtà culturali e sociali più importanti e dinamiche del territorio. Gli iscritti sono circa 700; presidente è Giovanni Pirredda, vice presidente Tina Giliberti Satta mentre Mauccia Masala Rosas è la direttrice dei corsi. La segreteria, nella sede di via Sulcis, apre tutti i giorni dalle 9 alle 13 e, salvo il venerdì, dalle 16 alle 18 (0789.24161). Tutte le informazioni sul ricco e variegato calendario di corsi, conferenze, viaggi e gite, sono disponibili nel sito http://www.unitreolbia.org/. Le lezioni più seguite sono quelle di lingua straniera e informatica. Grande partecipazione si registra anche ai corsi di ceramica, floricoltura, biologia, storia dell’arte, filosofia, pittura, ricamo, decorazione, yoga, ginnastica, decoupage, sommelier e bridge.

Tra le novità, le lezioni di ballo sardo e il raddoppio di quelle di fotografia. La lezione di Salvatore Niffoi sulla terra di Barbagia, la sua gente, le sue storie e la sua lingua, ha coinvolto ed appassionato il pubblico. Numerose le domande poste allo scrittore di Orani che, più volte, ha ribadito l’importanza dello studio e della cultura per lo sviluppo di un popolo.  “L’identità si onora, non si millanta”, ha ricordato Niffoi, amante più del “local che del global”, che ha fatto una distinzione tra il “folklorume, inteso come sardità fasulla e il giusto orgoglio delle proprie radici, indispensabile per resistere allo tzunami antropologico”.

Lo scrittore oranese, riferendosi all’educazione dei giovani e rivolgendosi agli adulti presenti,  ha rimarcato la necessità di  “non rinunciare al proprio ruolo, fare il mestiere dell’insegnante e del genitore e non dell’amico”. Si è rivelato non convenzionale anche come professore che portava i suoi studenti “in visita all’ospizio per dare loro una grande lezione di vita e nei campi dove i ragazzi imparavano a conoscere le erbe che io mangiavo da piccolo”. Niffoi ha ribadito il suo concetto di scrittura: “Per me la forma è marginale; fondamentale è sentire la storia; non mi piacciono i clichè, la serialità, la volgarità e la mancanza di originalità”.