Cenni
storici generali sulla città di Olbia
Una
fondazione greca della città di Olbia è
attualmente in discussione da parte degli
studiosi, non essendoci ancora prove definitive
per dimostrare un’ipotesi che comunque troverebbe
già nel nome (olbìa polis, in greco, significa la “città felice”) e
nel mito (che la vorrebbe fondata da Iolao, figlio di Ercole) dei suggestivi
indizi.
Sicura è invece la fondazione della colonia cartaginese intorno alla
metà del IV secolo a. C., situata in fondo al golfo e munita di cinta
muraria. Un tratto delle mura occidentali, con relativa porta d’ingresso
fiancheggiata da torri, è ancora visibile in Via Torino a testimoniare
l’importanza anche urbanistica della colonia punica, le cui necropoli
ci hanno restituito ricche testimonianze archeologiche.Nel 238 a.C.
Olbia entra definitivamente nell’orbita romana, accrescendo col tempo
la sua prosperità grazie alla felice posizione strategica.
Il suo porto, il più prossimo alle coste del Lazio, oltre ad essere
il principale punto d’imbarco del grano sardo destinato a Roma, era
assai importante come base militare e commerciale, inserito al centro
di una rete di traffici con la costa tirrenica della Penisola, dell'Africa
e della Spagna.
La città romana divenne così il centro più rilevante della costa orientale
sarda, e molto probabilmente insignita del titolo di municipium. Qui
risiedette Atte, la liberta che Nerone, pur amando, esiliò ad Olbia
dopo il suo matrimonio con Poppea. Oltre ai latifondi, Atte era anche
proprietaria di una fabbrica di laterizi, il cui bollo Actes Aug(usti)
l(iberta) è stato trovato impresso in numerosissimi mattoni provenienti
da vari scavi.
Con la rovina di Roma e la conquista vandalica (466) Olbia entra in
uno dei periodi meno conosciuti della sua lunga storia. Cinquanta anni
dopo la riconquista della Sardegna da parte delle truppe di Bisanzio
(534), alla fine del VI sec. d. C. la città compare come sede vescovile,
ma con un nuovo nome, Phausiana, ed anche per ciò si è pensato ad uno
spostamento dell’abitato qualche chilometro più all’interno. Dopo lunghi
secoli di buio, che vedono la Sardegna prendere vieppiù le distanze
dal potere centrale di Bisanzio con la conseguente formazione dei quattro
regni giudicali indipendenti fra loro, nel 1113 la città riappare nelle
cronache della storia col nuovo nome di Civita. Capitale del Giudicato
di Gallura, la rinascita di Civita è collegata anche alla ripresa delle
attività del suo porto, conseguente all’allontanamento della minaccia
araba.
In questo periodo di recuperata floridezza, tra la fine dell’XI secolo
e l’inizio del XII sec. venne edificata la chiesa romanico-pisana di
S. Simplicio, nel mezzo di un’importante area cimiteriale fuori dalle
mura urbane. Col tempo il Giudicato di Gallura perdette sempre più la
sua autonomia, passando progressivamente sotto l’influenza di Pisa e
della famiglia Visconti, fino a che nel 1296, alla morte di Nino Visconti,
(quel “giudice Nin gentil” ricordato da Dante nella Divina Commedia),
il Giudicato di Gallura venne confiscato dalla potente Repubblica Marinara.
La presenza pisana portò ad un ulteriore mutamento del nome della città
in Terranova, nome che perdurò per molti secoli ancora.
Nel 1323 inizia la conquista della Sardegna da parte degli Aragonesi,
e Terranova fu una delle prime città a cadere in mano spagnola, una
dominazione questa, che l’intera Isola dovette subire per circa cinquecento
anni. Entrata presto nell’orbita del feudalesimo, la città fece dapprima
parte della signoria e quindi della baronia di Terranova, ed elevata
al rango di marchesato nel 1579. Durante questi secoli il centro conosce
un inesorabile decadimento, dovuto anche al disinteresse che gli Spagnoli
ebbero verso la parte orientale dell’Isola.
Al progressivo interro del golfo, diventato inagibile o quasi, si aggiunse
il flagello delle incursioni piratesche (devastante per la città quella
del corsaro
Dragut del 1553). Perdipiù le pestilenze e la diffusione della malaria,
portarono anche all’abbandono dell’agricoltura. All’indomani della grave
carestia che colpì l’intera Isola nel Seicento, alla fine del secolo
il paese non contava che 240 abitanti!
Le cose cominciarono a migliorare lentamente, ma costantemente, a partire
dal 1718, anno in cui, col Trattato di Londra, la Sardegna passò a Vittorio
Amedeo II di Savoia in cambio della Sicilia, precedentemente assegnatagli
coi trattati di Utrecht e Rastadt (1714). Terranova comincia ad avvantaggiarsi
subito della politica riformistica di Carlo Emanuele II che reinserì
la Gallura nel circuito degli scambi tra la Corsica, la Francia del
sud e Genova. Tra alti e bassi la ripresa divenne definitiva ed accelerata
con la riunificazione del Regno d’Italia e lo spostamento della capitale
a Roma (1870), che rese nuovamente privilegiato il porto di Terranova,
più prossimo alla penisola. Sotto il Fascismo, nel 1939 venne deciso
di ripristinare l’antico nome di Olbia, fatto questo che fu di buon
auspicio.
La città subì i gravi bombardamenti degli anglo-americani, divenuto
com’era il più importante scalo della Sardegna dopo Cagliari. Ma il
vero e proprio “boom” demografico ed economico Olbia lo ebbe a partire
dagli Anni Sessanta, con la creazione della Costa Smeralda, presentata
ufficialmente dall’Aga Khan il 22 gennaio 1962 alla Regione Sarda e
al Comune di Olbia, ed il conseguente, vorticoso sviluppo turistico
dell’area nord-orientale della Sardegna, privilegiata per le sue bellezze
naturali. Attualmente Olbia, che conta circa 50.000 abitanti, costituisce
il più importante scalo-passeggeri della Sardegna, ed uno dei più importanti
d’Italia.