ASSESSORATO PUBBLICA ISTRUZIONE/SPETTACOLO
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Il patrimonio sommerso

I fondali marini antistanti il territorio che nell’antichità faceva capo a Olbia conservano ancora, nonostante le ingiurie del tempo e soprattutto dell’uomo, numerosissimi giacimenti archeologici a ulteriore testimonianza dell’importanza del porto della città antica, dal quale si ridistribuivano verso l’interno merci giunte da tutto il Mediterraneo (olio,vino, salse di pesce e frutta dalla Spagna, vino dalla Provenza, olio e vino dall’Italia centrale, olio e salse di pesce dal Nord Africa, vino dal Mare Egeo ecc.)  e dal quale partivano i prodotti locali (grano, granito, prodotti della pesca, ecc.).

I risultati di un lavoro di censimento capillare ma certo ancora incompleto, che ha individuato circa un centinaio di giacimenti (dal reperto singolo come un’ancora al relitto vero e proprio, restituiscono il panorama di un braccio di mare molto frequentato, non solo dalle grandi navi onerarie, ma anche da piccole imbarcazioni che smistavano merci lungo la costa con navigazione di piccolo cabotaggio, utilizzando come approdi di rango locale insenature riparate sulla costa (Porto San Paolo, Cala Moresca), su isole pericostiere (Spalmatore di Tavolara), ecc.

Uno dei rinvenimenti subacquei spicca per spettacolarità: una testa di statua in terracotta che raffigura a grandezza naturale il dio Ercole, riconoscibile per la testa di un leone scuoiato indossata a modo di casco. E’ una copia realizzata a Olbia nel II sec. a. C. con l’uso di matrici, quindi identica al perduto originale di bronzo che doveva essere la statua di culto del santuario cittadino dedicato ad Ercole come dio della città. R.D'O.

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