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Allora, la separazione sociale era netta

e le famiglie della borghesia si frequentavano assiduamente.
Importante era la Ditta Balata, in Via Sassari, che comprendeva la Centrale Elettrica per l'illuminazione pubblica e privata, il Molino con Panificio meccanico e la Fabbrica del ghiaccio. Questo veniva venduto a peso per le strade, su un carretto trainato da un asino e coperto da sacchi di iuta.
La sala da ballo più frequentata era il Chicchirichì all'ultimo piano del palazzo del cavalier Piro in Porto Romano, dove poi si apri l'Albergo Italia, l’attuale Expò. Vi sì esibivano anche le Compagnie di Operette e, durante il Carnevale, si organizzavano balli in maschera.
Nell'orchestrina suonavano i fratelli Secchi, la sala si riempiva di coriandoli e stelle filanti, tanto che si dovevano interrompere le danze per ripulire i pavimenti e poi i balli proseguivano fino al mattino. Nel cortile del Caseggiato Scolastico di Corso Umberto si esibiva,  in estate, il famoso Carro di Tespi con attrici famose e cantanti lirici. Nel 1802 esisteva in Terranova l'Albergo Ristorante Vittoria che, nel 1912, diventò Pausania, l’attuale Gallura. Negli anni Venti, oltre al Pausania, c'era la Trattoria della Pace - Vini e Liquori -, di Giustina Fattori, con stanze, nel palazzo Azzena in Corso Umberto. Un'altra trattoria, della Signora Carolina Spano, dal 1910 al 1932, era dove oggi è il Bar Italia. La popolare locanda di Ciccia Montesa si trovava dove oggi è la Galleria Marchioni.
A quei tempi si andava a fare i bagni a "Su Arrazolu", dove poi è sorta la Palmera e, in seguito, nell'attuale zona Mogadiscio e le donne si cambiavano protette da grandi lenzuola bianche. Nel 1924 venne acquistata dalla Ditta Ciro Piro una Fiat 501 targata Sassari 2, la guidava l'autista Dario Fiorentino. Andrea Pintus possedeva una Fiat targata 3 e successivamente acquistarono automobili i signori Baravelli, Tamponi e Colonna.
Proprio l'autista dei Colonna, il Sig. Augusto De Luca, come riportò La Nuova Sardegna dell'epoca, fece per quei tempi "una prova ardita guidando la vetturetta leggera da Dorgali a Cala Gonone in 35 minuti attraversando tutta la montagna". Lo stesso De Luca nel 1925 si mise in proprio fondando l'Autonoleggio con conducente, prima con una Fiat 509 e poi con un'Alfa Romeo. Generalmente effettuava il servizio Terranova-Tempio e caricava i passeggeri che sbarcavano al porto. Cominciarono quindi a circolare diverse automobili a Terranova, guidate direttamente dai proprietari come Roych, Fiorentino, De Filippi, Giorgini, Campesi, Palitta, Bagatti e Sardo.
Nel 1922 in città venne fondato il Fascio. Artefici i signori Roych, Farina, Campesi e il cavalier Stefano Linaldeddu che fu podestà dal 1926 al 1932. Il 4 febbraio 1926 una sfilata del regime si avviò lungo Corso Umberto fino al vecchio Municipio sul cui piazzale si svolse la solenne cerimonia per lo scoprimento della lapide ai Caduti di Terranova nella Grande Guerra.
La vita religiosa in città, grazie all'azione di Monsignor Cimino che dal maggio 1926 era Arciprete della Parrocchia di San Paolo, si era come svegliata da una lunga apatia. Era un parroco dinamico, vigoroso, autoritario, attento ai bisogni di tutta la popolazione e partecipava attivamente alla vita di ogni famiglia. Nel primo anno della sua attività parrocchiale unì in matrimonio ben 30 coppie di terranovesi che convivevano da anni.
Nel 1927, dal 13 al 6 maggio, organizzò il Congresso Eucaristico Diocesano e tutta la cittadinanza partecipò ospitando nelle case i pellegrini che arrivarono da tutta l'isola. Dopo i primi due giorni di conferenze, si tenne la Messa Pontificale celebrata dall'Arcivescovo di Sassari e dai Vescovi di Tempio e di Ozieri. Il palco-altare venne allestito da Don Michele Colonna nel piazzale del Porto Vecchio e da qui partì la Processione che attraversò tutta la città parata a festa.
Il 15 maggio 1927, il Vescovo di Sassari Monsignor Cannas, inaugurò col primo volo l'idroscalo di Terranova, realizzato nello specchio d'acqua del Porto Romano i cui falsi riflessi furono causa di numerose sciagure durante l'ammaraggio dei velivoli.
Il 21 aprile 1928 arrivò in città il famoso "trasvolatore dell'Atlantico", Comandante De Pinedo, il quale, sempre all'idroscalo, inaugurò la linea aerea Ostia-Cagliari.
Nel 1920 era fotografo in Terranova il signor Giuseppino De Rosas, noto Meloni. Eseguiva ritratti ed era considerato un artista del ritocco. Riusciva a valorizzare i particolari interessanti di un volto sfumandone i difetti; tutti i terranovesi e gli abitanti delle campagne si facevano ritrarre da "Meloni su fotografu" e moltissimi suoi lavori si possono ammirare oggi come fotoceramiche nel Cimitero cittadino. Il suo stile era inconfondibile per la qualità dell'immagine ottenuta attraverso il ritocco e per la tecnica delle luci. Imponeva ai suoi clienti, uomini e donne, di posare per lui in abito elegante; i signori in cravatta, le signore ben pettinate. Infatti nel suo studio teneva un assortimento di pettinini, rossetti e qualche cravatta. Chi si presentava in disordine veniva gentilmente invitato a ritornare più presentabile. Quando doveva riprodurre fotografie di persone decedute col ritocco riusciva ad eliminare barba incolta, ciocche di capelli fuori posto e creare cravatte dove non esistevano. La sua pignoleria lo portava qualche volta a consegne di lavoro un po’ tardive ma, l'ineccepibile risultato finale giustificava ampiamente l'attesa.
Il Re Vittorio Emanuele III, nel maggio del 1929, arrivò a Terranova e una folla in festa seguì l'automobile che trasportava il Re in visita alla città.
Il 28 novembre di quell’anno, il Signor Osvaldo Gandini aprì il suo Salone di Barbiere in Corso Umberto 106 e divenne il punto di ritrovo di tutta la borghesia cittadina. Dal salone di Osvaldo uscirono le migliori forbici della città. Ci si ricorda ancora quando gli affezionati clienti tornavano a casa con i piccoli calendari profumati che ritraevano le donnine a seno nudo; oltre alle mogli, anche il regime proibiva la libera circolazione di questi ricercatissimi souvenir.
In quegli anni c'era una crisi economica fortissima ed una grave siccità. Moltissimi terranovesi, soprattutto bambini, giravano scalzi, non c'era lavoro e si soffriva la fame. Nel 1932 lo scrittore Elio Vittorini descriveva così Terranova nel suo “Sardegna come un’infanzia”

“... Ecco, siamo nella baia di Terranova. Chiusa da ogni parte, non si capisce per quale buco si sia passati. E il mare non è più quello di prima. Piuttosto un lago...
Ci dev'essere un villaggio al di là degli orli di questo cratere marino. Invece, in una bianca polvere che dirada, una fila di casette allineate lungo l’acqua appare dove non avrei mai pensato. E’ qui, a mezzo miglio, Terranova fabbricata sulle rovine dell'antica Olbia, dicono le storie. Piccole case che vien voglia di contare. Non c'è una barca innanzi ad esse. Né battelli…Dalla scaletta del piroscafo si scende sotto a una tettoia e dirimpetto c'è un trenino dagli sportelli spalancati che aspetta... Quanto a noi una grossa macchina di quelle  corriere ci attende un passo più in là. Dentro si sta comodi… Ma si parte ed è sopra una specie di molo che corriamo: una lunga gettata di roccia bianca su cui  la strada ha polvere e fango d'una vera strada e accanto, senza terrapieno, il binario deserto della ferrovia. Alle prime case stop. Si bussa a un caffè sprangato…Si va in giro per le vie disabitate,  vie in insensibile declivio da una parte all’altra che mostrano come Terranova sia fabbricata sul dorso d’una foglia. Fabbricata con timidezza, di case che non hanno osato sollevarsi più su delle porte. E da una parte e dall’altra le vie finiscono dentro l'acqua che le ultime case sfiorano coi tetti.
A grandi passi pesto nel terriccio umido della strada e sotto sento la roccia, metallica, che qua e 1à affiora e  forma capricciosi marciapiedi e gradini dinanzi alle soglie. Le porte sono spalancate, si può guardare in ogni casa e vedere che c'è un letto rifatto già, con la coltre rossa sopra, un tavolo e oleografie alle pareti; dalle travi del soffitto pendono ghirlande di cipolle; né si avverte  la presenza di anima viva; ma se mi fermo ad più attentamente, lesto e senza il minimo cigolio l’uscio mi  si rinchiude sulla faccia!  Ed ecco una fila di donne, cinque o sei, se ne va strisciando lungo i muri. In fila indiana, serrate in scialli neri, con le lunghe gonne nere toccano il suolo appena e svoltano in una via traversa come in fuga…Nei cortili e nei vicoli c’è una folla di bambini e non capisco perché non osino invadere la via. I loro schiamazzi occupano la silenziosa cittadina solo a zone, ciuffi d’alberi in un deserto… Però sento che qualcuno mi spia. E’ un vecchio monumentale in stracci di velluto…”

Una certa ripresa a Terranova si ebbe a partire dal 1932. La popolazione allora era di circa 11.500 abitanti; nel 1929 il Signor Raffaele Balzano, ponzese, pioniere dello spettacolo, apri il Cinema Orfeo in Corso Umberto davanti allo Scolastico. Un incendio distrusse il cinema e nel 1934 il Signor Raffaele col primogenito Giuseppe, grande appassionato di spettacolo, inaugurò l'Olbia in Via delle Terme, in un locale del suo amico, il cavalier Piro. Per un decennio l'iniziativa dei Balzano, affidata a tutta la famiglia composta da nove figli, richiese sacrificio e costanza poiché la mentalità del paese non era così avanzata da apprezzare il cinema ed il teatro. Ricorda un familiare che, durante una rappresentazione della Cavalleria Rusticana, arrivati alla morte di Compare Turiddu, quando l’attore si rialzò per ringraziare si trovò davanti un pubblico scarso ma inferocito per quella che riteneva una presa in giro visto che Turiddu non era morto davvero e poi minacciarono Raffaele Balzano con i coltelli per farsi rimborsare il  costo dei biglietti.
Durante il Carnevale nei locali del Cinema si organizzavano affollati balli in maschera e il Signor Mario, uno dei fratelli Balzano, preparava nel forno a legna la pizza napoletana che veniva servita calda all'una di notte.
Allora, esisteva il Circolo del Littorio che contava una sessantina di soci e si trovava in Corso Umberto 53. Presidente, per un certo periodo, fu Franco Bergami, industriale del sughero. I suoi cortili erano dietro la Caserma dei Carabinieri di via D’Annunzio e poi la fabbrica si trasferì dove oggi è l’Hotel President.
Dal 1929 i Signori Angelo Denza e Romeo Cervelli avevano preso in gestione l'Albergo Italia in Porto Romano, vi si tenevano anche rinfreschi e ricevimenti di nozze.
Negli Anni Trenta, le signorine di Terranova frequentavano l'istituto San Vincenzo dove si prendevano lezioni di pianoforte, pittura, recitazione, ricamo e francese. L'istituto era anche Ricovero per gli Anziani e Orfanotrofio femminile.
A quei tempi la passeggiata era un rito serale che si svolgeva  sul Corso, dalla piazza Regina Margherita all’angolo della Chiesa di San Paolo e viceversa. La Chiesa, risalente al 1700 nella struttura più antica, verrà ampliata nel 1939 con la costruzione del transetto e della cupola realizzata dal signor Antonio Derosas, noto Cristusantu, abilissimo capomastro che aveva costruito anche il Palazzo della Finanza e quello dei Ferrovieri.
Allora c'erano le carrozze a cavalli che svolgevano servizio pubblico e privato, posteggiavano davanti al Gallura, alla Stazione e all’Isola Bianca. Queste carrozzelle lavorarono fino al 1955; ricordiamo i Signori Matteo Delogu e Giovanni Spano. In Corso Umberto, vicino alla trattoria di Compai Giuanni, c'era il negozio di biciclette del Signor Peppino Leggieri che, negli anni Venti, da Taranto, si era trasferito a Terranova.
 Le famiglie allora conducevano una vita molto casalinga, le donne generalmente uscivano solo la domenica e nei giorni di festa. Dalla penisola arrivavano rappresentanti di ditte che eseguivano ritratti da fotografie; sarte private di Terranova come le Azzena, note Costicedda, cucivano per le signore; da Bari, alla fine degli anni Venti, erano arrivati i Signori Favuzzi che vendevano, casa per casa, pezze di tela per corredi e tessuti. Molte signore facevano arrivare vestiti e cappelli eleganti da Bologna e da altre città.
Da Tempio il Signor Giovanni Cossu, noto "Lu pesciu", arrivava a Terranova per prendere le misure alle clienti e cuciva gli abiti nella sua sartoria come anche il sarto Tola di Sassari. Dalla Toscana erano arrivati in città i Ghelfi, rappresentanti di gioielli, che negli anni Trenta aprirono la prima oreficeria al N. 118 di Corso Umberto. Dei negozi dell'epoca ricordiamo Novità, Carboni, Carlini che, in Corso Umberto dal 1905, divenne emporio nel 1930 e vendeva di tutto: dai chiodi (era conosciuto come lo “ciuddaio), ai gioielli, alle candele.
Dagli anni Venti aveva aperto, in Via Porto Romano, il primo negozio di mobili e, in seguito, anche di tessuti e di scarpe, il Signor Pietro Carassale di origine ligure. il negozio di Terzitta nel 1920 venne aperto in Via Acquedotto; negli anni Trenta era in Via Regina Elena e, dal 1943, si trova in Piazza Regina Margherita. I terranovesi, a quei tempi, consumavano principalmente legumi, polenta, baccalà, il pesce, che molti pescavano al Porto Vecchio e, una volta la settimana, la carne.


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