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In mostra ad Olbia i lavori più recenti
di Giovanni Campus
Giovanni Campus, nato ad Olbia nel 1929, oggi è considerato dai
critici un punto di riferimento sicuro per l’arte contemporanea
italiana. Per il secondo anno consecutivo, l’Archivio a lui dedicato,
si è fatto promotore di una mostra con le opere più recenti
di Campus, abbinata ad una proiezione e alla presentazione dell’ultimo
catalogo. Ad illustrare la prestigiosa attività del pittore e scultore
olbiese sono stati Placido Cherchi, Maria Grazia Scano Naitza e Demetrio
Marrosu, curatore dell’Archivio di via Fiume d’Italia ().
Il pubblico, ancora una volta, è rimasto colpito dalla forza e
dal rigore delle pittosculture, sempre sul tema della piegatura e della
monocromia, e degli acrilici su carta con rette e segni che si intersecano,
spazi vuoti e pieni, colori densi e tridimensionali. Sono volumi da leggere
e da decifrare, nuove forme imperfette eppure straordinariamente armoniche.
Campus ha trascorso l’infanzia e l’adolescenza in un casa
sull’Isola di Peddone e, di quel periodo, conserva un ricordo indelebile:
“ Per la mia formazione, è stato fondamentale essere cresciuto
ad Olbia, circondato dal mare. Porto sempre con me l'immagine dell'isola
di Tavolara, questa imponente, meravigliosa scultura poggiata fra cielo
e terra. Proprio il paesaggio che avevo davanti ai miei occhi ha suscitato
in me il primo desiderio di esplorare spazi, forme e misure. Molte mie
opere le ho immaginate, almeno come percorso iniziale, osservando l’isola
di Tavolara da un punto qualunque della costa di Olbia. Da lì hanno
preso forma le mie idee di tempo e spazio che continuamente cerco di verificare
nelle geometrie e nei colori che seguono i ritmi della natura ”.
In mostra all’Archivio anche alcune sculture in ferro e juta; una
sembra trasudare sangue e fatica nel colore e nelle grinze di un’esistenza
dura e ripiegata su se stessa. Un’altra opera sembra racchiudere
uno squarcio di mare, o di cielo, screziato di pigmenti, memorie di albe
argentate e tramonti di fuoco.
Ai visitatori e ai numerosi collezionisti che hanno affollato la Galleria
dell’Archivio, Giovanni Campus ha spiegato che per lui “il
territorio dell’arte è un crinale in fibrillazione tra fisicità
e dimensione poetica; l'uso di materiali diversi rappresenta l'investigazione
della materia stessa, della potenza in essa nascosta; spesso l'opera non
è finita perché l'oggetto non è costante e compiuto,
ma in correlazione con ciò che lo circonda”. Per le sue geometrie
usa i materiali poveri che meglio raccontano la storia della sua gente
e della sua isola: ferro, corda, juta, cartone, legno, grafite. Nei tanti
materiali sperimentati da Giovanni Campus, le molecole, le particelle,
i pigmenti, le polveri e i filamenti sembrano animarsi e sprigionare un’energia
primordiale e una ritrovata potenza, in forme e spazi nuovi. Le sue opere
partono dalla materia per vederne gli esiti, le mutazioni e gli stravolgimenti
una volta sottoposta alle sollecitazioni dell’uomo.
Campus lavora su tele grezze, non preparate, montate su telai irregolari
e poi arricciate, raggrinzite e dipinte dall’interno per dar modo
al colore di affiorare, vibrante di energia, dalle trame irregolari del
tessuto.
Molto ammirate anche le sculture in acciaio, in mostra nella sezione permanente
dell’Archivio mentre quelle più grandi sono state installate
in numerose piazze in Italia e all’estero. Giovanni Campus, che
ha esposto anche a Parigi e a New York, ha ottenuto un nuovo importante
riconoscimento: dal 21dicembre al 28 febbraio, è stato invitato
alla prestigiosa Rassegna di Erice, insieme ai pittori e agli scultori
più rappresentativi nel panorama dell’arte contemporanea
italiana.
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