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San Pantaleo


Dal 1938 la frazione di San Pantaleo, che fino a quell'anno aveva fatto parte dei Comune di Nuchis, è unita al Comune di Olbia ma il piccolo villaggio ha una sua precisa identità ed ha conservato intatto il suo incanto. Un paese dove la natura è d'autore: boschi e rocce difendono il borgo di pietra dove il tempo sembra essersi fermato, così vicino eppure così lontano dalle scenografie della Costa Smeralda.

San Pantaleo si trova nel cuore della Gallura, un nome che forse deriva dall'ebraico Galil, la regione delle alture dove il villaggio, già abitato nel Neolitico, appare come incastonato in una corona di rocce tra una folla di sculture e statue di granito che, secondo antiche leggende, sarebbe un magico popolo pietrificato composto da fate, giganti e guerrieri.

Il fascino di San Pantaleo, ancora oggi, richiama la sacralità della natura e dei suoi elementi primordiali dove la vita trasuda anche dalle pietre; la sofferenza del fuoco e la furia del vento sono impresse sui vecchi tronchi e i giochi d'acqua hanno creato merletti di pietra.

Dal Medioevo fino al 1600 queste campagne restarono spopolate poiché tutta la popolazione gallurese era concentrata in pochi villaggi dell'interno, isolati ed autosufficienti, lontani dal mare, temuto a causa delle incursioni corsare e disprezzato per i litorali malsani ed incoltivabili. Furono i Corsi a ripopolare la Gallura costiera, numerose famiglie di pastori e contadini provenivano da Bonifacio e praticavano la transumanza nelle campagne di San Pantaleo ma non erano pochi i Corsi che si erano rifugiati da quelle parti per scampare a vendette o sfuggire alla giustizia.

E furono proprio i profughi Corsi, verso la metà del 1700, a costruire i tipici stazzi galluresi che si moltiplicarono, via via che i pastori locali e quelli provenienti dall'Alta Gallura, ricominciarono a stabilirsi sulle coste, una volta cessate le incursioni dei predoni.

Abbandonate le grotte e i ricoveri di fortuna, contadini e pastori si misero quindi a costruire le ormai tipiche abitazioni rurali in muratura dove si produceva il necessario per il fabbisogno familiare. Nei dintorni di San Pantaleo, sono stati recentemente recuperati alcuni vecchi stazzi, con i soffitti originali di canne e tronchi di ginepro, grandi camini, diverse nicchie nei muri rivestiti in pietre di campo, mobili, oggetti e arnesi di lavoro originali per la lavorazione dei pane e dei formaggio.

Sempre nelle vicinanze del paese, una signora francese manda avanti uno straordinario allevamento di lama ed alpaca, animali belli e dolcissimi, ognuno con il suo nome e molti con gli occhi blu.

Nel centro storico di San Pantaleo vive una colonia di artisti: pittori e scultori, italiani e stranieri, come Pat Steele, Michele Greco, Davide Rukli, Eliane Christianson che abitano e lavorano in case-studio fatte di legno e di pietra, piene delle loro creazioni e di quelle degli amici. Poco lontano dalle "stradine degli artisti" c'e' la suggestiva piazzetta, splendido scenario naturale nel quale si svolge, ormai da anni, il Festival Internazionale della Danza.

Intorno al paese di San Pantaleo, nell'ultimo decennio, sono state avviate numerose aziende di agriturismo, strutture ricettive di un certo livello ed impianti sportivi in grado di soddisfare il turista più esigente. Ma il "valore aggiunto" di San Pantaleo, rispetto ad altre località esclusivamente turistiche, è proprio la sua identità di paese vero, che vive e trasmette emozioni tutto l'anno.

San Pantaleo
San Pantaleo, la Chiesa
Scorcio del centro