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La Terranova del nostro passato
Nel capitolo “Olbia fra il 1880 e il 1940”
si spiega che “Nella seconda metà dell'800 Olbia uscì
dal quasi totale isolamento grazie all'apertura di nuove strade, alla
costruzione del tratto ferroviario Chilivani-Golfo Aranci e al conseguente
incremento demografico dato dalla migrazione degli abitanti dei paesi
interni verso la città e le coste. I nuovi edifici abbandonano lo schema della piccola abitazione ed assumono la forma di palazzetto. Le facciate, che denotano una migliore condizione sociale e l'acquisizione di un diverso gusto dell'abitare, presentano nuovi elementi decorativi, come i portali, spesso sormontati da lunette in ferro che sovente recano le iniziali del proprietario; precedentemente queste venivano scolpite nell'architrave della porta; nella parte inferiore vi sono bugnati o falsi bugnati ottenuti con lo stesso intonaco, a volte limitati solo ai lati. Stucchi, balconi su mensole, fregi e cornici di vario tipo rasentano talvolta una certa eleganza e consentono di cogliere, anche se in maniera poco rilevante, forme neoclassiche ed eclettiche. Nei primi decenni del '900 si assiste ad un'altra espansione della città e le nuove costruzioni, soprattutto nei decori, si ritrovano allineate alla corrente artistica europea: lo stile floreale o liberty, approdato per la prima volta a Cagliari unito a forme gotico-catalane con la costruzione del Nuovo Palazzo Civico, fu sicuramente una delle fonti, insieme a qualche pregevole edificio di Sassari, dalla quale attinsero i progettisti di tutta l'isola”. Vittorio Farneti, con l’ausilio di foto e disegni
d’epoca ed immagini attuali, descrive i palazzi di Corso Umberto
e di Piazza Regina Margherita, le casette del centro storico, la Villa
Tamponi, altre dimore signorili e costruzioni tipiche con decori degni
di qualche interesse. Rivela la grazia austera o la capricciosa bellezza
di ringhiere in ferro battuto, balconcini terrazze e portoni. Il percorso
di Farneti è un invito a “riscoprire”la città
e, dalla prefazione scritta da Antonetto Lupacciolu, citiamo un passo
tra i più significativi:
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