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Giovanni Michelucci: il Complesso Teatrale di Olbia.

La pubblicazione, interamente dedicata all’ultima opera del grande architetto toscano, merita molte riflessioni e un dibattito.
Grazie ai due collaboratori del Maestro Michelucci, gli architetti Luca Emanueli e Corrado Marcetti, è stata finalmente spiegata la nascita di un “sogno”, documentata da centinaia di schizzi e disegni che hanno preceduto il progetto esecutivo.

E poi, l’avvio del cantiere, le diverse fasi della costruzione fino al risultato attuale: l’opera conclusa, per quanto riguarda la realizzazione del teatro all’aperto, ma che ancora deve essere arredato, collaudato, gestito, vissuto; trasformato da splendido contenitore vuoto a luogo d’arte e cultura, vivo e flessibile, un polo d’attrazione e uno straordinario strumento di crescita per tutta la città. Nell’auditorium dell’Istituto Tecnico Deffenu, affollato di studenti, i due architetti hanno spiegato cosa ha significato per loro lavorare insieme a Giovanni Michelucci, morto due giorni prima del suo centesimo compleanno. Emanueli e Marcetti hanno ricordato il Maestro, il suo assoluto rispetto per il pensiero altrui e il suo rifiuto di “miti e monumenti” .

“Non dobbiamo disegnare forme, ma il movimento”. Questo era uno dei suoi insegnamenti, insieme alla centralità dell’uomo nella progettazione delle sue opere. Giovanni Michelucci, nato nel 1891, realizzò il suo primo progetto nel 1917: una cappella per i militari sulle trincee del Carso. Nel corso della sua lunghissima e prestigiosa attività, ha cambiato molti stili, senza mai fossilizzarsi , in una continua ricerca di rinnovamento, dinamismo e originalità. Nel progetto del Complesso Teatrale di Olbia ha cercato di realizzare un’architettura “metafora della città”, con più volumi che possano svolgere funzioni diverse e una continuità fra spazi aperti e chiusi.

Luca Emanueli e Corrado Marcetti hanno anche affrontato il “nodo” della futura gestione dell’Anfiteatro. Indispensabile un progetto di gestione che possa garantire il funzionamento degli edifici già ultimati ma ancora da arredare. Il teatro all’aperto da 2000 posti, il centro didattico, il laboratorio teatrale e la torre dei servizi, sono stati “pensati” per accogliere manifestazioni ed eventi di vario tipo, a diversi livelli. Per questo è indispensabile un coordinamento dell’intera struttura. Partendo da un presupposto: la cultura, se fatta bene, può produrre risorse, anche economiche. Il Complesso Teatrale di Olbia, è già oggetto di numerose pubblicazioni a livello nazionale ed internazionale. Ma ora bisogna vincere la scommessa più importante: rendere fruibile e “far vivere” un’opera di grande significato e prestigio per l’intero territorio.