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Cinque giorni
di battaglia a Putzolu nel giugno del 1710
Leonardo Picciaredda, geometra
di Olbia, da anni è un appassionato studioso del passato della
nostra città. Nel corso delle sue ricerche è riuscito a
ricostruire un’interessante pagina di storia terranovese.
Per cinque giorni, dall’ 11 al 15 giugno del 1710, la zona compresa
fra la chiesa di San Simplicio e la pianura di Putzolu, fu teatro di una
battaglia combattuta tra gli spagnoli da una parte e le milizie galluresi,
coadiuvate da rinforzi inglesi dall’altra. Ecco il suo racconto
di quei fatti…
“Quel mese di giugno del 1710 una spedizione organizzata dai nobili
sardi, per conto del Re Filippo V di Spagna, cerca di rioccupare la Sardegna
che, nel 1708, era passata sotto gli austriaci dopo 400 anni di dominazione
spagnola. A
seguito di questo fatto, alcuni feudatari sardi d’origine spagnola
abbandonano la Sardegna per rifugiarsi a Madrid dove il Re, in segno di
riconoscimento per l’attaccamento e la fedeltà dimostrate
verso la corona, concede loro patenti di nobiltà.
Proprio a seguito delle loro pressioni, Filippo
V tenta di riconquistare la Sardegna; il piano d’invasione, nelle
intenzioni degli ideatori avrebbe dovuto svilupparsi su tre direttrici
principali: Terranova, Castellaragonese (attuale Castelsardo) e porto
di Torres per porre subito dopo l’assedio alla piazzaforte di Alghero.
Il Re si impegna anche ad inviare ulteriori aiuti per l’assedio
di Cagliari.
La Gallura, invece, aveva sempre avversato i nobili cagliaritani di origine
spagnola ed era favorevole al partito austriaco. Il contingente filo-spagnolo,
composto da un migliaio di uomini e guidato dal Conte del Castiglio, sbarca
a Terranova e pianta le tende nei pressi della chiesa di San Simplicio.
Questa notizia crea grande preoccupazione tra i nobili dell’Alta
Gallura. Don Francesco Pes ed il conte Valentino muovono da Tempio con
i miliziani galluresi e molta cavalleria contro gli invasori, andando
a piantare i loro accampamenti su un’altura a circa un miglio da
quelli del nemico.
L’unico sito sopraelevato distante circa un chilometro dalla chiesa
di San Simplicio, è la collinetta lungo via Vittorio Veneto dove
attualmente sorge la cappella della Madonna, a circa duecento metri dalla
scuola di Isticcadeddu. L’11 giugno don Francesco Pes, con abile
mossa abbandona il campo, per andare ad occupare le alture retrostanti
a poca distanza da Putzolu, sbarrando in questo modo il passo al nemico
che per raggiungere Castellaragonese tentava di sfondare verso Telti,
Calangianus e Tempio.
La pianura di Putzolu, dall’11 al 15 giugno è teatro di diversi
scontri. La battaglia si protrae ancora con esito incerto, quando alle
spalle degli invasori sopraggiungono mille soldati olandesi e inglesi
agli ordini dell’ammiraglio Norris, sbarcati alcune ore prima a
Terranova dalla flotta britannica arrivata nelle acque della Sardegna
per contrastare gli spagnoli.
Questi, intrappolati a Putzolu e stretti in
una morsa, bloccati di fronte dai Galluresi e assaliti alle spalle dalle
truppe alleate degli Austriaci, possono solo arrendersi all’ammiraglio
Norris che concede l’onore delle armi al conte del Castiglio. Terminata
questa operazione l’ammiraglio riprende immediatamente il mare per
continuare la caccia al resto della spedizione, costretta a riparare a
ridosso dell’isola dell’Asinara a causa del maltempo.
L’impresa degli spagnoli e dei nobili sardi fallisce miseramente,
allorché gli altri capi della spedizione, venuti a conoscenza della
disfatta di Terranova, dopo un affrettato consiglio, decidono di rinunciare
al proseguimento dell’azione militare e si rifugiano in gran fretta
nel porto di Genova per sfuggire alla flotta inglese. Con diploma del
27 febbraio 1711, l’Arciduca Carlo concede a don Francesco Pes il
titolo di marchese di Villamarina e al conte Valentino il titolo di duca
di San Martino.
Questo episodio si inserisce nel contesto della guerra di successione
spagnola in cui la grande e la piccola nobiltà isolana si schierò
parte con l’uno e parte con l’altro dei contendenti. Il popolo,
invece, era indifferente alla contesa, salvo temporanee adesioni all’uno
o all’altro partito, perché non tardò a realizzare
che si trattava soltanto di cambiare padrone”.
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