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Olbia città vivibile: l'appello di Don
Ciotti
Don Luigi Ciotti ha simbolicamente consegnato 4 chiavi alla città
di Olbia, concludendo l'affollata manifestazione che lo ha visto protagonista
alla Stazione Marittima. I quattro appelli sono elencati in ordine di
priorità:
" Siete chiamati ad incontrare le persone e ad affrontare i problemi.
Troppo spesso, infatti, sono le persone ad essere affrontate. Il secondo
invito è ad accompagnare gli altri, non a "portarli".
Terzo tema di riflessione: non bastano le sole risposte tecniche, bisogna
recuperare i rapporti, i faccia a faccia, i confronti. Quarto: mettere
sempre al centro la persona, partendo non tanto dai suoi problemi, quanto
dai suoi bisogni".
L'incontro di Don Ciotti con le associazioni di volontariato di Olbia
è stato organizzato da Libera e da Sardegna Solidale nell'ambito
delle manifestazioni preparatorie per la Settima Giornata della Memoria
e dell'Impegno in ricordo delle vittime delle mafie, che si terrà
a Nuoro il prossimo 21 marzo. L'intervento di Don Ciotti è stato
preceduto da quelli di Don Raffatellu, del rappresentante di Libera Dott.
Farru e del Commissario Prefettizio di Olbia Dott. Giovanni Meloni.
Ma, il fondatore del Gruppo Abele, è arrivato a parlare di mafia,
partendo da una considerazione piena di significati: "Siamo tutti
analfabeti. Oggi nessuno può pensare di aver capito la misura e
il senso di tanti cambiamenti e stravolgimenti. Non possiamo dare niente
per scontato, restare prigionieri del passato. Dobbiamo fare in modo che
lo stupore ci raggiunga; metterci sempre in gioco; lavorare sulle "e",
non sulle "o", sommando l'impegno individuale e quello collettivo,
la prevenzione e l'educazione, la memoria e
il presente, la terra e il cielo".
Don Ciotti ci invita a "rompere i nostri recinti" perché
"c'è un orizzonte culturale che ci sta fregando"; ed
è quello che mette in primo piano l'apparire, l'agonismo sociale,
la prestazione, il potere. Quella di Don Ciotti è una giusta provocazione:
"Abbiate il coraggio di essere inadeguati a questo tipo di cultura".
Racconta di una comunità da lui fondata a Torino dove i ragazzi
vengono aiutati a disintossicarsi dal consumismo. Un altro luogo comune,
infatti, è parlare di tossicodipendenza solo in riferimento alla
droga.
Don Ciotti, con la sua esperienza trentennale, vissuta in prima linea,
si preoccupa anche per altre emergenze: come quella dei "giovani
periferici", che non fanno chiasso, non hanno devianze, vivono in
uno stato di apparente normalità, ma hanno la "periferia in
testa" fatta di interminabili navigazioni solitarie davanti a un
computer o ai videogiochi e lunghe soste all'interno dei centri commerciali.
"Questi giovani - avverte Don Ciotti - sono facilmente intercettabili
dalle organizzazioni criminali che stanno reclutando nuove leve in tutta
Italia.
Ci sono poi altri fenomeni, in paurosa crescita, che denunciano il disagio
giovanile: depressione, alcolismo, bulimia, anoressia. Questi ragazzi
avrebbero bisogno di adulti coerenti e credibili con cui poter dialogare
e confrontarsi". L'invito rivolto ai futuri amministratori di Olbia
è "lavorare per una città vivibile ed educativa, dove
possano essere recuperate le relazioni umane e sociali". Negli ultimi
tempi, secondo Don Ciotti, è aumentata la perdita del senso dell'illegalità,
bisogna quindi lavorare molto di più per diffondere la visione
del bene comune educando i nostri giovani alla legalità.
Libera, tra i suoi obiettivi, pone in primo piano i percorsi educativi,
la collaborazione per lo sviluppo del territorio, la confisca dei beni
ai mafiosi per restituirli alla collettività. Questa, ormai, è
una legge dello Stato ma i tempi di applicazione sono ancora troppo lunghi:
passano dieci anni dalla confisca di un immobile alla sua definitiva assegnazione.
C'è spazio anche per le curiosità: una delle ville confiscate
a Totò Riina è diventata una scuola ma, prima, hanno dovuto
rimuovere da tutte le porte le maniglie in oro massiccio.
Ora l'appuntamento è a Nuoro, il prossimo 21 marzo, per non dimenticare
le vittime della mafia, ma anche per ribadire l'impegno della società
civile contro ogni forma di criminalità organizzata. Libera, nata
il 25 marzo 1995 è oggi un network di oltre 741 associazioni che
portano avanti questa lotta con concretezza, coraggio e continuità.
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