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Olbia contro le mafie, per la legalità.
Anche la città di Olbia si mobilita in vista
della Giornata della Memoria e dell'Impegno in Ricordo delle Vittime delle
Mafie. La manifestazione nazionale, organizzata da LIBERA e giunta alla
settima edizione, quest'anno si svolgerà in Sardegna, a Nuoro,
il prossimo 21 marzo.
Ad Olbia, nei giorni scorsi, si è tenuto un incontro tra le associazioni
di volontariato e il dott.Giovanni Colussi di LIBERA che ha illustrato
nei dettagli, la legge 109 del 1996 sull'utilizzo sociale dei beni sequestrati
alla criminalità organizzata. In poco più di quattro anni,
la legge ha permesso l'utilizzo a fini sociali di 865 beni immobili, per
un valore di oltre 123.332.000 euro (circa 239 miliardi di lire). Una
cifra minima, se si pensa al giro d'affari della criminalità organizzata
in Italia ma, nello stesso tempo, di alto valore.
Rientrare in possesso di ciò che la mafia aveva sottratto alla
collettività e riconvertire questi beni, ospitando scuole, realtà
lavorative e associazioni di volontariato, significa realizzare un recupero
anche culturale, individuando altre strade possibili, legali e civili,
per la vita e lo sviluppo.
Nel corso del seminario, tenuto nella saletta della Biblioteca Comunale,
sono stati forniti una serie di dati molto interessanti sul fenomeno che,
anche a livello locale, merita una vigilanza particolare. Infatti Cagliari
e Sassari si trovano ai primi posti, tra le province italiane, relativamente
al numero di beni immobili confiscati alle organizzazioni criminali. Tra
quelli confiscati nella provincia di Sassari ci sono anche degli appartamenti
situati a Porto Rotondo, alcuni terreni a Cugnana, altri in località
S.Eliseo nel Comune di Golfo Aranci e vari immobili a Porto S. Paolo.
Ma i problemi da fronteggiare sono ancora tanti: in primo luogo è
necessario potenziare la lotta ai patrimoni criminali da parte delle forze
dell'ordine e della magistratura perché ci sono tantissimi beni
non ancora confiscati da recuperare alla collettività.
Resta poi da risolvere la questione dell'utilizzo per scopi sociali di
tutti i beni fin qui confiscati evitando lo spreco e il degrado di risorse
che potrebbero invece risultare produttive. Terzo rischio da combattere
è quello che deriva dalla possibilità del ritorno del bene
confiscato in mano alle mafie, attraverso riacquisti mascherati o assegnazioni
"pilotate".
Per capire la complessità del percorso è sufficiente un
dato riferito dal Dott.Colussi: "Solo il 40% dei beni sequestrati
vengono poi confiscati in via definitiva". LIBERA oggi è impegnata
anche per la gestione e valorizzazione dei beni confiscati e per una loro
produttiva assegnazione, attraverso la presentazione di proposte concrete
e la richiesta di un impegno adeguato alle autorità competenti.
La questione verrà ulteriormente approfondita, nel corso di un
incontro con il presidente di LIBERA, Don Ciotti, fissato per il prossimo
15 marzo, nella Sala Congressi della Stazione Marittima di Olbia, a partire
dalle ore 17.
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